Tengo Famiglia!

Siamo un popolo di individualisti! Ognuno pensa per sé! E questa mentalità è ormai ben radicata nella nostra società, persino negli ambienti che per definizione dovrebbero occuparsi del benessere degli altri, e cioè negli ambienti della politica. Se anche i nostri politici, nell’amministrare la cosa pubblica (che per definizione è di tutti), pensano a riempirsi le tasche, come può un privato cittadino pensare al bene della comunità?

Perché devo pagare le tasse se poi non ottengo servizi? Questo è il pensiero generalizzato della nostra società. Come posso fare per ottenere questo o quell’altro bonus anche se non ne ho il diritto? altro pensiero generalizzato. Un tempo eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori, oggi siamo un popolo di ladri, evasori e furbetti del quartiere. Ognuno pensa al modo migliore per intascare quanti più soldi e benefici possibile a discapito del prossimo. Senza pensare che il prossimo sono i nostri figli; le generazioni future si troveranno a dover gestire una società depredata, spolpata fino all’osso dall’avarizia e dall’individualismo dei loro padri e dei loro nonni. La smania di intascare sempre di più genera perfino dei morti quando si tocca l’argomento manutenzione dei ponti o delle funivie, per dirne qualcuna!

Oggi ognuno di noi vede sé stesso come indipendente, non facente parte di una comunità e mantiene relazioni interpersonali solo laddove questi comportino dei vantaggi economici o di altro tipo. Sicuro di sé, determinato ad ottenere sempre di più l’individuo mette al primo posto i propri interessi anteponendoli a quelli della società in cui vive. In altre parole, mors tua vita mea!

In una società di questo tipo veniamo educati sin da piccoli a perseguire i nostri obiettivi ed interessi personali a discapito degli altri in modo da essere autosufficienti già a 18 anni per distaccarsi così dal carico della famiglia di origine. I conflitti anche all’interno della famiglia sono considerati normali, se le rispettive pretese vanno contro gli interessi del singolo.

Diversi studi hanno dimostrato che in generale gli adulti tendono a diventare maggiormente collettivisti con l’età, che i ricchi sono più individualisti dei poveri, e che le donne tendono ad essere più collettiviste degli uomini. Chi è abituato a lavorare in team è più collettivista di chi è abituato a lavorare da solo. L’ apertura internazionale, i viaggi e i soggiorni all’estero, espongono le persone a diverse culture rafforzando il loro individualismo.

Nelle società  di stampo collettivista le tendenze al conflitto sono scoraggiate. I bambini vengono educati a conformarsi e ad identificarsi con il gruppo di appartenenza, e da adulti hanno forti relazioni di interdipendenza con i membri delle loro famiglie o dei loro gruppi. I collettivisti non sono competitivi tra membri di uno stesso gruppo o comunità, mentre lo sono con i membri di altri gruppi o comunità . Così gli individualisti sono competitivi nell’ambito delle relazioni d’affari e di lavoro, mentre non lo sono con i membri delle loro rispettive famiglie. 

Secondo wikipedia, Collettivismo è un termine per indicare una visione di tipo morale, politica o sociale che enfatizza l’interdipendenza di ogni essere umano all’interno di un gruppo collettivo e la priorità delle finalità di gruppo sulle finalità individuali. I collettivisti si focalizzano sui concetti di comunità e società.

Certo non è semplice essere collettivisti, perché questo comporta innanzitutto l’esistenza di una solida base di fiducia tra gli individui di una stessa comunità. Mi fido dei politici, quindi pago le tasse perché sono certo che le mie tasse serviranno ad avere servizi migliori. Sembra utopia!

Immagina però come sarebbe bello vivere in una società collettivista, in cui la ricchezza viene redistribuita tra le persone a patto però che ogni componente della comunità si comporti onestamente e si dia da fare per ripagare la società di cui fa parte con denaro o servizi utili. In una comunità di questo tipo i disonesti e i truffatori avrebbero vita difficile perché la pena sarebbe certa ed esemplare; i ricchi e i poveri ci sarebbero ancora, certo, ma la “forchetta” sarebbe un pò più chiusa, cioè i ricchi rimarrebbero tali con la sola differenza che non avrebbero quei soldi in più che non sanno più dove mettere, e i poveri sarebbero meno poveri; il ceto medio sarebbe molto più ampio con un tenore di vita dignitoso; i lavoratori avrebbero uno stipendio adeguato al costo della vita, perché gli imprenditori, da collettivisti, si preoccupano che i loro dipendenti possano pagare le tasse e vivere felici, rendendo di più al lavoro. Pagando le tasse tutti quanti non ci sarebbe quel buco di non so quanti miliardi di euro dovuto all’evasione nelle entrate dello Stato, che a sua volta, essendo amministrato da collettivisti, si preoccuperebbe di rendere servizi al cittadino sempre migliori e sempre più snelli ed efficienti!

In una società collettivista io penso al tuo bene offrendo i miei servigi, perché sono sicuro che tu penserai al mio bene con la tua expertise!

Utopia? No. Semplicemente DEMOCRAZIA. Ma quella vera, non quella spacciata per tale. Non la facciata dietro cui si nascondono i “furbetti del quartiere”, i politici corrotti, i truffatori e i delinquenti, che poi, altro non è che la società in cui viviamo, che ufficialmente si chiama democrazia, ma che in realtà è una forma di anarchia del Far west in cui vince il più furbo!

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.