Caro Papà

Caro papà,

molte cose sono cambiate da quando te ne sei andato. Tutto quello che conoscevi sulla tua famiglia non esiste più. Probabilmente tu sai già tutto, ma sento la necessità di scriverti, anche se probabilmente la mia lettera non ti arriverà mai.

Ogni tanto mi vieni a trovare, ma nei miei sogni non sono lucido abbastanza da raccontarti le cose della vita reale. Che poi cos’è reale? I sogni o la vita di tutti i giorni? Ad ogni modo sono felice di vederti nei miei sogni, perché sei contento, allegro, sereno e quando sono con te mi sento protetto, al sicuro.

Oggi ti ho sognato. Un sogno strano, stava per scoppiare un cataclisma, poi sei arrivato tu e tutto si è sistemato. Abbiamo fatto un giro in macchina, ti ho portato in una bellissima terrazza panoramica, credo fosse in Toscana e abbiamo parlato. Ma non ricordo cosa mi hai detto, non ricordo cosa ci siamo detti.

Sono ormai grande e grosso, ma ho ancora bisogno di te, papà. Ho bisogno di raccontarti le cose che mi succedono, di sentire il tuo parere, i tuoi consigli, di vederti gioire per le cose belle che mi succedono.

Quando sei andato via, ero in Germania. Non ti vedevo da un pò di tempo e non ho avuto il tempo di salutarti. Sei andato via così, senza nemmeno un ciao, senza nemmeno dirmi come avrei dovuto affrontare la vita senza di te, che eri la mia colonna, il mio sostegno, il mio eroe! Questa cosa forse non me la perdonerò mai.

Forse è anche per questo che sento il bisogno di parlarti e di aggiornarti sulla tua famiglia. E allora iniziamo.

Comincio dalla tua amata officina meccanica. Ricordi? mi dicevi sempre che il tuo sogno era quello di costruire un appartamento per me sopra l’officina. Purtroppo non ce l’hai fatta perché la malattia ti ha portato via da me prima che riuscissi a farlo. La buona notizia è che ho voluto realizzare io il tuo sogno. Ho costruito una bellissima casa sai? Ne saresti orgoglioso! tre piani in tutto!

Quella che tu conoscevi come mia moglie, adesso è la mia ex moglie. Eh sì papà! Durante il mio impiego all’estero lei mi ha tradito con l’imbianchino che ha partecipato alla costruzione della casa. Ho passato momenti terribili. E non solo io, anche mamma e sopratutto i miei figli. I tuoi nipotini. Loro hanno sofferto e soffrono ancora perché è stata imposta loro una figura maschile che non hanno richiesto. Loro il papà ce l’hanno, non ne vogliono uno nuovo. Ma sono troppo piccoli per capire le vere cause e hanno dato la colpa della mia assenza al mio lavoro. Qualche giorno fa la piccola mi ha detto: “papà, il tuo capo è un mostro”. Io, comunque, non ho mai parlato male della loro madre in loro presenza. Crescendo capiranno e faranno le loro valutazioni e le loro scelte.

Dopo la separazione, la signora ha vissuto a casa mia con il suo nuovo compagno. Sì papà, hai capito bene. Nella casa che io ho fatto costruire con tanti sacrifici, togliendomi il pane dalla bocca, perché volevo dare alla mia famiglia una bella casa e nello stesso tempo realizzare il tuo desiderio. Fortunatamente ho ottenuto che la lasciasse dopo un periodo di tre anni.

Tre anni di ulteriore sofferenza. Perché la signora non si è limitata a tradirmi e a rubarmi la casa, usando tutto quello che, con il sudore della fronte, io avevo acquistato. Sì perché avevo arredato la casa con mobili di qualità, e lei e il suo nuovo compagno se li sono goduti per tre anni. Ma non si è limitata a questo. In questi tre anni ha fatto delle cose che colpiscono direttamente l’anima di una persona, maciullandola come in un tritacarne. Non andrò ad elencare tutte le nefandezze che ha fatto, ma una cosa in particolare ha fatto soffrire molto mamma e ha fatto veramente male a me e a mia sorella. Questa te la voglio raccontare. Mamma aveva fatto mettere l’annuncio dell’anniversario della tua scomparsa anche lì, dove c’è stata la tua officina meccanica, dove hai passato gli ultimi 30 anni della tua vita. Lei ha strappato quell’annuncio e lo ha coperto con quello della scomparsa della nuova suocera! Questa mancanza di rispetto anche per i defunti ci ha destabilizzato papà.

In ogni caso, noi tre, la tua famiglia ci siamo dati la forza a vicenda di andare avanti, aspettando che il tempo, gentiluomo, ci desse un pò di giustizia e di serenità.

Dopo la separazione ho conosciuto altre persone, ma nessuna storia è durata. Il colpo ricevuto mi ha cambiato profondamente, papà. Si dice che ogni crisi può essere una opportunità. Forse per me è stato così. La sofferenza è stata massacrante, ho dovuto fare delle sedute di psicologia, ma forse ne sono uscito più forte, più determinato e ho iniziato ad amare me stesso prima di tutto. Fino ad allora, infatti, avevo vissuto solo per fare felice la mia famiglia, rinunciando non solo ai miei sogni, ma anche ai miei più terreni desideri. Ho capito che è sbagliato, che la persona con cui sicuramente vivrai tutta la vita è te stesso e che quindi bisogna averne cura in modo prioritario. E che solo così puoi prenderti cura delle persone che ami e che meritano davvero il tuo amore. E ho capito anche che il mondo, al giorno d’oggi, ha perso i valori della famiglia, dell’onestà e della trasparenza che tu e mamma ci avete inculcato per tutta la vita. Il mondo sembra impazzito. Il matrimonio non vale più niente e si sta insieme solo se conviene. L’amore, quello puro, incondizionato, sembrava non esistere più.

Ho scritto sembrava, papà. E non a caso. Perché a quanto pare invece, esistono ancora persone come noi. Si papà, perché finalmente le cose stanno cominciando ad andare per il verso giusto. Ho conosciuto Cristina. Ci siamo innamorati subito. Ci siamo capiti subito. Si perché quei valori che tu mi hai inculcato, io li ho ritrovati tutti in lei. Adesso sono felice papà perché ho trovato la persona giusta. E prestissimo, sarai nonno per la terza volta!! Sì papà, aspettiamo una bambina. La chiameremo Patrizia come la mamma di Cristina, che tu hai sicuramente conosciuto poco tempo fa. Una persona splendida, come tutta la famiglia. La chiameremo anche Carmen, in tuo onore, papà.

Riguardo il lavoro, sono finalmente riuscito a farmi trasferire vicino casa in modo da poter vedere crescere i bambini e stare di più con mamma, che è rimasta sola. E inoltre saremo anche vicino alla famiglia di Cristina, perché, guarda caso, il nuovo posto di lavoro è a metà strada tra casa nostra e casa della sua famiglia.

Stefania, mia sorella, adesso è felice anche lei. Ha incontrato un uomo eccezionale che non le fa mancare nulla e anche lui crede fortemente nei valori della famiglia e dell’amore puro. Ci vediamo molto poco purtroppo, ma ci vogliamo un bene dell’anima. E l’anno prossimo si sposa!!!! Io sarò il suo testimone!

Ho lasciato per ultimo quello che è successo al mondo. il 2019 e il 2020 ( a dir la verità anche il 2021) sono stati anni a dir poco nefasti per il mondo intero. Nel 2019 un nuovo virus ha iniziato a diffondersi dalla Cina, e a infettare il mondo. Lo hanno chiamato COVID-19. Ma la cosa peggiore che il virus ha provocato è stata la graduale perdita della libertà individuale. I governi di tutto il mondo hanno adottato misure eccezionali con lo scopo dichiarato di fermare il contagio del virus e così abbiamo avuto dei periodi di lockdown totale, durante il quale nessuno poteva uscire da casa. I negozi sono stati costretti a chiudere. Solo gli alimentari sono rimasti aperti. Sembrava di stare in guerra. Apocalittico. Se dovevi uscire per una necessità dovevi stare a distanza dalle altre persone almeno due metri e indossare la mascherina. Adesso, visto che stanno vaccinando miliardi di persone con vaccini creati in fretta e furia, sembra che la situazione stia migliorando e stiamo riacquistando le nostre libertà. Mamma si è vaccinata, io non lo farò finché non verrò obbligato. Lo sai come sono fatto. Da piccolo mi chiamavi il contestatore, perché non accettavo le cose che mi dicevano, come oro colato. Volevo capire il perché delle cose. Gli eventi della vita hanno rinforzato questa mia caratteristica e, visto che in tutta questa storia ci sono molte cose dubbie, decisioni prese sulla base di numeri non chiari, campagne mediatiche con il chiaro scopo di terrorizzare la gente, cure che funzionano, ma che vengono censurate a vantaggio di una ossessiva campagna propagandistica per i vaccini, beh, io non mi fido e non mi vaccino. Almeno finché la democrazia è ufficialmente la forma di repubblica che vige in Italia.

Per ora questo è tutto papà. Ora sei aggiornato. Spero di rivederti presto nei miei sogni. Mi manchi molto. Ti voglio bene. Riposa in Pace!!

Tuo figlio.

L’invito.

Il detto “mi inviti a nozze” non ha più lo stesso significato di quando é stato coniato! Avete presente? Si, dai, quando qualcuno vi chiedeva se una proposta vi piaceva e voi rispondevate: “hey! mi inviti a nozze!” A significare che la proposta non solo vi piace, la considerate un dono, un regalo, una cosa molto gradita!

Beh! Possiamo tranquillamente affermare che questo detto non funziona più!

Anzi! Il significato odierno di “mi inviti a nozze” puó essere scelto tra i seguenti:

  1. Cazzo, pensavo di esserti amico e invece….
  2. Questo é un colpo basso!
  3. Ma che cazzo mi combini!
  4. Dio, che sfrantumata di palle!

Eh sí, perché la malefica busta arriva a casa del malcapitato completamente inattesa. Tu stai conducendo la tua vita in tutta tranquillità, magari hai in mente una lista di incombenze economiche da risolvere e hai fatto un pó di economia mettendo da parte qualcosina per risolverle, e sei abbastanza sereno e fiero di te perché con sacrifici hai messo da parte la somma giusta per toglierti dai guai con l’Agenzia delle Entrate.

O magari sei riuscito a risparmiare un gruzzoletto perchè: “cazzo! non voglio sapere nulla! appena finisce la pandemia io devo andare in vacanza! Costi quel che costi!” E con questo progetto in testa vai avanti, giorno per giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, e sei contento perché vedi il tuo fondo vacanza crescere sempre di piú, anche se per risparmiare, eviti gli sprechi mettendo la bottiglia del bagnoschiuma sottosopra dopo averla usata per farla durare di più!

O, ancora, sei nel bel mezzo del periodo di pagamento dell’assicurazione della macchina, o del bollo, o dell’IMU della casa, ma non ci pensavi piú e non ti eri preparato!

Ecco. La malefica busta sceglie queste concomitanze per bussare alla tua porta. Non per nulla è malefica, conosce la tua situazione, e aspetta il momento giusto per presentarsi, tirata a lucido, patinata con lettere dorate stampate, alla tua magione! Lettere dorate, sì, come a ricordarti che devi mettere mano al portafoglio!

Quando arriva il primo pensiero è: “noooo, (definizione nr 4 di cui sopra)!”. Il secondo pensiero è: ” come faccio a non accettare senza offendere gli sposi?”. Poi, constatata l’impossibilità di declinare, perché ogni motivazione sarebbe una evidente scusa, si comincia a pensare a cosa mettersi e al regalo, e immediatamente dopo compaiono davanti agli occhi, proiettati dalla mente in formato ologramma, i fogli di 100 e 200 € che volano via…!

Ma poi, come ogni volta che siamo guidati dallo spirito di sopravvivenza, digeriamo l’arrivo della malefica e riprogrammiamo le nostre finanze in modo da tener conto anche di questa spesa.

la malefica può essere di diversi tipi:

  • La sfacciata. All’interno di questa troverete l’invito e annesso un fantastico bigliettino, creato con una grafica meravigliosa, riportante il codice IBAN del conto corrente degli sposi. Il messaggio ufficiale è: “per tua comodità. Così puoi fare il bonifico comodamente da casa e mettere l’importo che vuoi”. Il messaggio nascosto è:”se vuoi venire devi pagare, e devi venire altrimenti non ti parlo più. E stai attento a quanto metti nel bonifico perché io poi lo vedo, e sotto una certa soglia ti considererò un pezzente a vita”.
  • La sfacciata dichiarata. Come quella sopra, ma in questo caso l’obiettivo del crowdfunding è dichiarato: parteciperai a racimolare quanto necessario per il viaggio di nozze. Il messaggio ufficiale è uguale a quello di sopra. Quello nascosto è: “paga. Così dopo la cerimonia noi ce ne andiamo a rinfrescarci le chiappe alle Maldive o alle Fiji, mentre tu continui a schiumare al lavoro, in Città”.
  • La sfacciata con lista. Uguale a quelle di cui sopra, ma qui è allegato un bellissimo bigliettino, creato con grafica meravigliosa, che, per tua comodità, ti fornisce i contatti del negozio in cui gli sposi hanno fatto la lista di nozze. Così non rischi di fare un regalo sgradito! Lo facciamo per te!

Si, ma la definizione nr 4 di cui sopra non finisce qui! Perché l’invito a nozze non rompe le palle solo dal punto di vista economico. Sarebbe troppo poco! Invece il livello di frantumazione dei gioielli di famiglia, in una scala da 0 a 10, raggiunge dai 200 ai 300 a seconda del grado di parentela degli sposi e del mese scelto per le nozze.

Quest’ultimo, infimo e malefico anch’esso come la busta, viene scelto di solito in modo che all’interno del vestito di 120€ che hai appositamente acquistato, si crei un microclima paragonabile a quello del Sole durante una tempesta magnetica. Il malefico si chiama Luglio o Agosto! Ma perché cazzo non vi sposate a ottobre o novembre!!!!? In questo le invitate donne sono più fortunate degli invitati uomini. Si perché gli uomini non hanno scelta! Non esiste ancora in commercio un vestito giacca e cravatta a maniche corte!!!!! Inventatelo, cazzo! Subito!

Ed ecco che ti ritrovi alle 1100 del 12 Agosto dentro la chiesa, che in quel periodo ha i condizionatori in avaria, in attesa dello sposo, che arriva solitamente prima, e che non se lo incula nessuno, e poi della sposa, che di solito aspetta che gli invitati producano un pò di schiuma a causa del calore. E quando arriva la sposa, nella felicità di tutti (dovuta non al matrimonio in se stesso, ma al fatto che finalmente qualcosa si muove) la cerimonia inizia. Dopo un’ora circa di attesa e 7 litri di sudore, la cerimonia inizia. Un’altra ora di schiuma! Tanto il prete sotto la tunica è nudo! lui non ha caldo! che gliene frega!

Finita la cerimonia, gli invitati si scapicollano in massa fuori dal forno-chiesa e, ancora una volta, attendono. Attendono l’uscita degli sposi che devono fare le foto! Tanto il fotografo è in pantaloncini e maglietta. Che gliene frega!

Nel frattempo gli invitati, fuori dalla chiesa, si armano con tonnellate di riso, guidati nelle loro azioni da un irrefrenabile e incontrollabile desiderio di vendetta che verrà sfogato con il lancio atomico del suddetto riso in faccia agli sposi. Alcuni prendono la mira per provocare almeno un occhio nero!

Usciti gli sposi, un pò ammaccati dal lancio del riso, finalmente si va in macchina e ci si dirige verso il ristorante scelto per il pranzo…che solitamente richiede circa tre ore di macchina. Ma si va col sorriso sulla bocca perché almeno in macchina ti puoi togliere lo scafandro-giacca e puoi accendere il climatizzatore. Quello è il momento in cui l’inventore del condizionatore riceve più adorazioni dei santi in paradiso!

Verso le 1600 dello stesso giorno si arriva finalmente al ristorante! La fame che ti attanaglia ti ricorda che devi assolutamente fare un versamento per i bambini del terzo mondo, perché in quel momento ti senti molto vicino a loro! Vai subito alla ricerca del tuo tavolo e ti rendi conto solo dopo che ti hanno messo insieme a perfetti sconosciuti, ma te ne freghi, basta che si mangiiii!!!! Ma no! Devi aspettare ancora! E certo, non puoi mica iniziare a mangiare prima che arrivino gli sposi! E gli sposi non sono ancora arrivati! Perché devono fare il servizio fotografico! Tanto il fotografo si è ingollato un paio di panini con la mortadella. Che gliene frega! Nell’attesa gli invitati si guardano e si salutano con l’acquolina, immaginando l’altro, a causa della fame, con una mela in bocca e le patate arrosto intorno. Il tutto servito su una pirofila di due metri per tre!

Verso le 1800 dello stesso giorno, ecco l’arrivo degli sposi. Si mangia. Finalmente il pranzo inizia. Alle 1800! Gli invitati, distrutti, smettono di parlare e si buttano verso il buffet degli antipasti assumendo le fattezze e i movimenti di una massa di zombie. A quel punto anche lo sfoggio dei vestiti nuovi delle modelle improvvisate passa in secondo piano, e la dolcezza e armonia dei movimenti di cotali modelle lasciano lo spazio ai coltelli tra i denti per arrivare al tavolo del buffet!

A tarda notte, la panza piena e l’alcool a fiumi ha fatto dimenticare ogni malessere della giornata e finalmente, con un livello di stanchezza che rasenta quello di un principiante che è riuscito a fare la maratona di 42 km, un livello di ubriachezza che non ti ricordi più nemmeno come ti chiami, una panza piena che ti senti il rinoceronte che si sciacqua nelle tue budella, puoi andare a dormire…..

Hey, un momento! Per andare a dormire devo farmi tre ore di macchina!!!!!!!

Fatemi un favore. Io vi giuro. Vi voglio bene amici e parenti che intendete sposarvi! Un bene dell’anima! Fatemi un grosso favore! A meno che non vogliate scegliermi come testimone (in quel caso non ho scampo), NON INVITATEMI!!!!!!

Tradito(re).

L’esordio

Le strade di Bucarest erano piene di gente affaccendata a guardare le vetrine dei numerosi negozi che fingevano un lusso che poco aveva a che fare con il tenore di vita della stragrande maggioranza di coloro che ne ammiravano il luccichio. Max amava quell’atmosfera, gli dava un senso di pace e di felicità, gli dava l’illusione che i problemi della società fossero futili e facilmente risolvibili. Ma nello stesso tempo lo faceva sentire intimamente superiore a quelle persone, che nella loro misera vita normale si accontentavano di ammirare, sognanti, le vetrine dei negozi.

Max era come loro un tempo. Aveva la sensazione ricorrente che quel tempo si fosse sviluppato in una vita parallela, che quel Max era morto e si era reincarnato nel Max di oggi. 

L’aria gelida di fine gennaio gli faceva rimpiangere la sua Sicilia. Le temperature miti e la sensazione di calore alle quali era abituato lo avevano abbandonato per lasciare il posto alle orecchie rosse e doloranti a causa del gelo e alle mani con le ossa scricchiolanti. Odiava il freddo, ma lui era li per un motivo molto importante che scaldava il clima rendendolo sopportabile. 

Si sentiva emozionato e spaventato allo stesso tempo. Era una cosa che aveva visto fare solo nei suoi film preferiti o di cui aveva letto nei suoi libri, quelli di spionaggio. Il mondo dell’intelligence era la sua vocazione fin da bambino, lo affascinava l’idea di sapere la verità sulle cose, elevandolo dalla massa che veniva controllata con iniezioni di propaganda, a volte falsa altre volte nascosta nelle mezze verità. E si stupiva ogni volta nel vedere le persone credere bovinamente a tutto quello che veniva detto dalle TV e dai giornali del cosiddetto main stream. La vita lo aveva portato a dubitare della realtà che lo circondava, a non fidarsi di tutto quello che sentiva. Aveva la necessità di approfondire, di verificare il perché venivano dette determinate cose, di analizzare il come venivano dette e il quando. E aveva imparato che, quasi sempre, il mondo era governato dagli interessi di pochi a discapito della massa. Aveva imparato che il Dio Denaro decide chi deve governare la vita pubblica, mettendo in secondo piano la salute, la libertà e il benessere delle persone del “mondo di sotto”.

Max era un filantropo, amava gli esseri umani, riteneva meravigliosa la diversità delle culture, delle tradizioni, degli usi e persino delle storie personali di ognuno, e non sopportava di vedere la sua gente manovrata dai burattinai della finanza, delle lobby delle case farmaceutiche che creavano le malattie per poi vendere i vaccini e dei tossici del potere. Tuttavia, riconosceva in questi un’abilità estremamente efficiente dell’uso della comunicazione usata per alienare e addormentare le coscienze collettive. In molti, stupefacenti, casi la loro abilità comunicativa arrivava a cancellare il passato, permettendo ad un mafioso o ad un camorrista sotto le mentite spoglie di benefattore, di ottenere milioni di voti per essere eletto in parlamento o addirittura al governo. Non poteva concepirlo! Non si spiegava come la massa potesse essere così credulona al punto di affidare la vita al proprio assassino. Lui non era così, non lo era mai stato. Da piccolo suo padre lo chiamava “il contestatore”, perché non accettava mai una verità come oro colato. Voleva sempre sapere il perché. la ricerca della verità era nel suo DNA, le ingiustizie lo facevano letteralmente andare in bestia! E la carriera nelle Forze Armate gli aveva fornito le prove evidenti che il popolo veniva manipolato, grazie al fatto che lui conosceva molte verità che venivano secretate e nascoste alla massa. Aveva sofferto molto per la sua posizione da spettatore forzato di queste schifose pratiche di menzogne di massa perché sapeva che non poteva violare il giuramento fatto. 

Il suo conflitto interiore incideva la sua anima come un bisturi da chirurgo usato per tagliare il burro. Da una parte la conoscenza della verità lo spingeva a urlare al suo popolo che doveva risvegliarsi, reagire e pretendere rispetto e dignità, e dall’altra il giuramento fatto glielo impediva. Lui era un soldato, un Ufficiale delle Forze Armate dello Stato. Si era arruolato per difendere la sua gente dai lupi e ne andava fiero. Era uno degli ultimi a credere ancora al concetto di Patria. Adesso, dopo trent’anni di onorata carriera, sapeva di essere stato al servizio dei potenti, non del popolo. E questo gli aveva fatto perdere l’entusiasmo che lo aveva spinto ad arruolarsi. Doveva fare qualcosa! Non poteva arrendersi così.

Max era arrivato all’appuntamento con 15 minuti di anticipo. Era una cosa che faceva sempre. In tutta la sua vita, anche se avesse voluto, non era mai riuscito ad arrivare in ritardo ad un appuntamento, anche quando si trattava di un incontro banale. E quello non era un incontro banale. Era il suo primo contatto. Doveva consegnare un “pacco” a Dima – almeno così si faceva chiamare – un agente della Služba vnešnej razvedki (SVR), il Servizio di intelligence internazionale della Federazione russa. Dima faceva parte del direttorato “S” a cui facevano capo tutti gli agenti sotto copertura in giro per il mondo.

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il Bamboo Club di Bucarest si trovava ai margini del Parcul Studentesc Tei, vicino alla riva del Lacul Tei. Era perfetto per quell’incontro. Un bellissimo locale, riservato e pieno di bella gente, in cui ci si poteva mimetizzare senza dare nell’occhio. Il Club era stato scelto da Dima che aveva lasciato un messaggio per lui alla reception dell’hotel in cui alloggiava. La prima regola era quella di non usare i telefoni cellulari e di preferire il messaggio scritto su carta simpatica in modo che si cancellasse dopo al massimo 24 ore.

Nell’attesa di Dima, Max aveva ordinato un bicchierino di palinca e si guardava intorno attentamente cercando di capire chi potesse essere il suo contatto tra gli uomini presenti nel locale.

Dima arrivò dopo dieci minuti. Dimostrava non più di trent’anni. barbetta incolta, capelli biondi con ciuffo che cadeva sugli occhi, biker di pelle nera, T-shirt bianca e jeans. Il suo aspetto tradiva più una vita da universitario scapestrato che quella di una spia russa. Quando arrivò si rivolse a Max con un sorriso. Una stretta di mano sancì il loro inizio di collaborazione.

“Apprezziamo molto quello che stai facendo per noi Max. Il tuo aiuto ci permetterà di livellare il nostro potere con quello occidentale, condizione indispensabile per vivere in un mondo di pace. In fondo lo stai facendo anche per la tua gente. Inoltre ” continuò Dima “la tua ricompensa risolverà tutti i tuoi problemi economici e ti garantirà una vita agiata”. 

Max lo guardò. Il suo sguardo non tradiva le sue reali emozioni. Era stato addestrato a questo. Non trapelava il nervosismo e la paura per quel primo incontro. “Grazie Dima, piacere di conoscerti” fu la risposta molto semplice e sbrigativa.

“Allora, hai qualcosa per me?”

Max gli allungò una chiavetta USB contenente materiale selezionato e classificato TOP SECRET e ricevette in cambio una busta contenente 20 mila euro. Era la prima transazione, il cuore di Max batteva all’impazzata e, forse, Dima riuscì ad intravedere un pizzico di nervosismo. “Tranquillo Max, qui siamo al sicuro, beviti un’altra palinca e rilassati. Dopotutto è stato facile, no? Ti contatterò io per la prossima consegna. Goditi il soggiorno!” Dima se ne andò e sparì tra la folla. Dopo dieci secondi non vi era più traccia di lui.

Max rimase nel locale, per un tempo che non riuscì a definire, e si sorprese a ripercorrere mentalmente a ritroso tutta la strada che lo aveva portato a quel punto. 

disclaimer: Questo scritto nasce puramente dalla fantasia dell’autore e pertanto ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

Siamo davvero liberi?

La manipolazione linguistica

“Un novizio chiese al priore: <<Padre, posso fumare mentre prego?>> e fu severamente redarguito. Un secondo novizio chiese allo stesso priore: <<Padre, posso pregare mentre fumo?>> e fu lodato per la sua devozione”.

Al di là della sua veridicità, la citazione è un lampante esempio di manipolazione linguistica. La semplice scelta della collocazione delle parole, può cambiare il senso di una frase influenzando la modalità di percezione dell’interlocutore. In effetti si sta affermando la stessa cosa (il contenuto non cambia), ma il significato della frase percepito dal priore è esattamente ribaltato.

L’era in cui viviamo ha assegnato alla comunicazione, nelle sue molteplici forme, un ruolo di assoluta centralità nella vita di tutti i giorni. Ogni giorno, e in ogni momento, veniamo “bombardati” da flussi comunicativi provenienti da svariate sorgenti: si pensi alla televisione col suo cosiddetto “main stream”, a internet con i suoi social, ai giornali, ecc. Perfino l’andamento di una guerra, un tempo esclusiva funzione militare, può essere oggi deciso da ciò che viene comunicato dai mass media. Viene quindi da sé, che il saper comunicare bene ed efficacemente rappresenta, oggi più che mai, un obiettivo che non può essere trascurato. Occorre però fare molta attenzione. La comunicazione può essere assimilata ad un’arma, il cui uso legittimo o illegittimo, morale o immorale, è legato essenzialmente a colui che la usa. Uno di tali usi è la cosiddetta manipolazione linguistica, un argomento vastissimo che cercherò qui di riassumere toccando gli aspetti fondamentali.   

Il termine “manipolazione linguistica” è comunemente riconosciuto nella sua accezione prettamente negativa. Richiama alla mente parole come inganno, sotterfugio, dissimulazione, occultamento. Il dizionario Treccani della lingua italiana fornisce la seguente definizione di manipolazione: “rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa”. Un’altra definizione interessante è quella dell’Oxford Dictionary: “to manipulate: manage a person by dextrous (expecially unfair) use of influence”. 

Tuttavia, esiste una seconda generica accezione del termine manipolazione, che potremmo chiamare costruttiva, cosìdefinita: “l’intervento attraverso il quale un soggetto enunciatore organizza dei segni per produrre e trasmettere un messaggio”. Se sposiamo questa definizione allora possiamo dire che ogni atto comunicativo comporta una manipolazione.   

Matteo Rampin, nel suo libro “al gusto di cioccolato” afferma: “L’ordine delle parole ordina il pensiero, e dà ordini al pensiero”. In particolare, la parte iniziale della frase risulta essere quella più efficace, influenzando la percezione di tutto il resto. La vittima non si rende conto che la sua libertà di decidere è stata limitata. Il manipolatore tenta, infatti, di indurre una persona a fare o a credere qualcosa indipendentemente dalla sua volontà, utilizzando l’inganno, l’astuzia, la strumentalizzazione. Impiegando le parole nel modo giusto, il manipolatore può “creare” la realtà che desidera. 

Tale comportamento viene, molto spesso, attribuito ai mezzi d’informazione “main stream” che, vivendo di pubblicità, sfruttano la comunicazione di massa “manipolata” per indurre il pubblico ad acquistare un determinato prodotto o servizio. Inoltre, nei regimi totalitari il ricorso alla manipolazione è molto utilizzato, in quanto il sistema di comunicazione è centralizzato e non indipendente. Questo porta inevitabilmente ad un’informazione ad una sola via, senza contenziosi che si adatta perfettamente al pensiero e agli interessi dell’autocrate. Il potere delle parole viene, in questo caso, utilizzato per controllare il comportamento della gente.

Esistono svariate tecniche e modalità di manipolare con le parole e le immagini. Ecco le più significative.

Le “mezze verità” 

Più scientificamente, “codifica selettiva”. La tecnica prevede che il manipolatore nasconda una parte della verità (quella per lui “scomoda”) e ne racconti solo la rimanente (per lui innocua o proficua). In questo modo nessuna menzogna è stata detta, ma il destinatario del messaggio è stato veicolato verso una verità certamente non imparziale: il manipolatore fa, ad esempio, delle riflessioni generiche contando sulla naturale conseguenza che si trae dopo aver ricevuto un messaggio. L’uso della codifica selettiva è molto in voga nel marketing, negli ambienti politici e nei main stream di informazione. Quando ad esempio su una confezione di cereali leggiamo: <<non contengono nitrati>>, siamo portati a pensare che quelli delle altre marche li contengano. Cosa non vera, anche perché i nitrati fanno male alla salute e verrebbero ritirati dal mercato. Oppure: <<contiene il 30% dei grassi in meno>>. In meno rispetto a che cosa?

l’uomo, se non ha un buon motivo per dubitare, tende a credere

Paul Grice, psicologo

Si parla di codifica selettiva quando:

  • vengono evidenziati solo alcuni eventi, censurandone altri;
  • viene ignorato il contesto in cui l’evento si colloca, perché si scontrerebbe con l’effetto che si vuole perseguire;
  • si evita di parlare di alcuni personaggi coinvolti in una faccenda;
  • non vengono esplicitate le conseguenze di una decisione o di un fatto, per evitare che la gente rifletta su di esse;
  • in un confronto si nasconde il favoritismo dietro una falsa posizione neutrale: accade, per esempio, quando si effettuano interviste per un sondaggio e si trasmettono solo quelle che hanno fornito la “risposta giusta”;
  • si dà una notizia descrivendola con le parole che più si adattano al pensiero di chi la controlla.
I messaggi subliminali

Un’altra tecnica molto usata è quella dei “messaggi subliminali”: lo spettatore viene indotto a pensare o a desiderare un prodotto in maniera inconsapevole. Il termine “subliminale” deriva dal latino sub limen che significa “sotto la soglia”, e si riferisce ad uno stimolo che si imprime nella mente del destinatario esattamente al di sotto della soglia di percezione, in modo che non possa essere avvertito al livello conscio. Esistono varie tipologie di messaggi subliminali che possono essere racchiuse in due grandi categorie: 

  • di tipo visuale. Si tratta di immagini che vengono visualizzate per frazioni di secondo o oggetti nascosti in un contesto dominante;
immagine subliminale
  • di tipo uditivo. Il testo di una canzone che, se ascoltata normalmente, non rivela niente di strano, ma ascoltata al contrario rivela un secondo testo, anch’esso di senso compiuto, ma con un significato totalmente diverso.

Guarda questo video!

Gli stereotipi

Uno stereotipo è “un modello convenzionale di atteggiamento o di discorso che, attraverso una scorciatoia di pensiero ereditata dal passato nel proprio ambito culturale, si cristallizza in un’idea preconcetta o standard mentale”. In altre parole è un preconcetto che non si basa su dati di fatto, ma sul “sentito dire”. Esempi di stereotipi sono: fascista, integralista, miscredente, ecc. Se uno stereotipo viene associato ad una persona, l’immagine che se ne trae è quella dettata dal significato preconcetto della parola. Quando, ad esempio, si legge: <<extracomunitario deruba vecchietta>> siamo immediatamente portati a credere che la persona che ha derubato la vecchietta sia di colore, e non ci soffermiamo a pensare che extracomunitario è anche un americano. Ma, d’altra parte, anche chi dà la notizia non userà la parola extracomunitario se lo scippatore è un americano. Una comunicazione per stereotipi può quindi indurre il destinatario del messaggio a sentenziare una realtà che potrebbe non essere la verità.

I numeri
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Sappiamo tutti che la matematica non è un’opinione. La nostra mente è attratta e ha fiducia di tutto quello che viene espresso con i numeri. Contando su questa ipotesi si possono affermare le proprie verità in modo inconfutabile. Se, ad esempio, un prodotto riporta la dicitura: <<contiene il 30% in meno di grassi>>, la nostra mente è portata a pensare che quel prodotto sia dietetico. In realtà non sappiamo quel 30% a che cosa è riferito. Oppure, quando alla vetrina di un negozio è affisso un cartello con la scritta: <<sconti fino al 60%>>, siamo tentati ad entrare, salvo poi scoprire che solo pochi articoli sono effettivamente scontati al 60 percento! Ancora, se al supermercato il prezzo di un prodotto è di 9,99 €, la nostra mente elabora il fatto che costa meno di 10 € e lo compriamo più volentieri che se costasse 10 €. Ma la numerologia più potente è la statistica. Usata abilmente si può creare una realtà diametralmente opposta a quella vera. L’affermazione, ad esempio, che lo stipendio medio di una Nazione è di 3.000 € può descrivere due realtà completamente diverse: può significare che ogni cittadino guadagna circa 3.000 €, oppure che ci sono cittadini che guadagnano 5.500 € e altri che ne guadagnano 500!!!!

Il messaggio persuasivo

Come deve essere organizzato un discorso affinché sia persuasivo?

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Un discorso è generalmente costituito da tre “parti”: l’introduzione (decollo), la parte centrale (volo) e la conclusione (atterraggio). Il diverso ordine di tali elementi in un discorso persuasivo incide sul cambiamento dell’atteggiamento dell’ascoltatore. Molti studi sono stati effettuati in tal senso, rivelando che se le parti del discorso vengono poste nell’ordine sbagliato la persuasione ha meno effetto. È importante quindi che il discorso sia completo di tutte le parti e che esse siano poste nell’ordine corretto (introduzione, corpo centrale, conclusione).

L’introduzione deve descrivere all’ascoltatore come sarà organizzato il discorso e qual è lo scopo: per quale motivo devi stare ad ascoltarmi? Questa è la parte motivazionale.

Il corpo centrale deve descrivere in maniera chiara e completa l’argomentazione e il concetto motivazionale. È interessante, a questo proposito, sottolineare come alcuni studi hanno dimostrato che le argomentazioni che si comprendono meglio sono quelle poste all’inizio e alla fine di una serie.

La conclusione può essere di due tipi: riassuntiva o sottoforma di incitamento all’azione, ma può essere anche la combinazione dei due.

Gli effetti del linguaggio

Aspetto importante della persuasione è la scelta del tipo di linguaggio da usare. In generale, le caratteristiche del linguaggio che incidono sull’efficacia persuasiva sono: la chiarezza, la gradevolezza, l’intensità. È stato dimostrato che la chiarezza del linguaggio incide sul cambiamento di atteggiamento dell’ascoltatore in modo direttamente proporzionale. Tuttavia, alcuni ricercatori sostengono che ai fini della persuasione potrebbe essere conveniente rendere il discorso intenzionalmente ambiguo. Anche la gradevolezza sembra essere un parametro che incide in maniera direttamente proporzionale alla persuasione. Infine, l’intensità del linguaggio è stata definita da Bowers (1963) come “ la qualità del linguaggio che indica il grado in cui l’atteggiamento del comunicatore verso un determinato concetto si scosta dalla neutralità”. Secondo gli studi condotti, il persuasore che impiega un linguaggio intenso nella parte centrale del discorso potrebbe alienarsi l’ascoltatore, mentre risulta più efficace nella parte conclusiva.

In conclusione

La comunicazione ha un potere illimitato. Non si può non comunicare! Lo si fa anche se non si parla! con i gesti, le espressioni facciali, la postura. Ma usare le parole nel modo giusto può creare dal nulla delle realtà che prima non esistevano.

La manipolazione linguistica è un metodo molto efficace dell’uso delle parole, ed è talmente potente che può fare il bello e il cattivo tempo. Come un’arma. Le comunicazioni di massa ci bombardano giornalmente con così tante informazioni che risulta molto difficile distinguere quelle vere da quelle false. Quindi fate molta attenzione a quello che vi viene raccontato, anche se chi lo racconta si chiama TG5.

Le tecniche descritte sopra di certo non esauriscono l’argomento. Il tema della manipolazione linguistica vanta infiniti riferimenti bibliografici, e questo è dovuto al fatto che la mente umana è molto prevedibile e chi conosce a fondo le giuste tecniche può imporci la sua volontà e farci fare qualsiasi cosa.

“Se riuscite a parlare in modo brillante di un problema, si può creare la consolante conclusione di averlo sotto controllo.”

Stanley Kubrick