Siamo davvero liberi?

La manipolazione linguistica

“Un novizio chiese al priore: <<Padre, posso fumare mentre prego?>> e fu severamente redarguito. Un secondo novizio chiese allo stesso priore: <<Padre, posso pregare mentre fumo?>> e fu lodato per la sua devozione”.

Al di là della sua veridicità, la citazione è un lampante esempio di manipolazione linguistica. La semplice scelta della collocazione delle parole, può cambiare il senso di una frase influenzando la modalità di percezione dell’interlocutore. In effetti si sta affermando la stessa cosa (il contenuto non cambia), ma il significato della frase percepito dal priore è esattamente ribaltato.

L’era in cui viviamo ha assegnato alla comunicazione, nelle sue molteplici forme, un ruolo di assoluta centralità nella vita di tutti i giorni. Ogni giorno, e in ogni momento, veniamo “bombardati” da flussi comunicativi provenienti da svariate sorgenti: si pensi alla televisione col suo cosiddetto “main stream”, a internet con i suoi social, ai giornali, ecc. Perfino l’andamento di una guerra, un tempo esclusiva funzione militare, può essere oggi deciso da ciò che viene comunicato dai mass media. Viene quindi da sé, che il saper comunicare bene ed efficacemente rappresenta, oggi più che mai, un obiettivo che non può essere trascurato. Occorre però fare molta attenzione. La comunicazione può essere assimilata ad un’arma, il cui uso legittimo o illegittimo, morale o immorale, è legato essenzialmente a colui che la usa. Uno di tali usi è la cosiddetta manipolazione linguistica, un argomento vastissimo che cercherò qui di riassumere toccando gli aspetti fondamentali.   

Il termine “manipolazione linguistica” è comunemente riconosciuto nella sua accezione prettamente negativa. Richiama alla mente parole come inganno, sotterfugio, dissimulazione, occultamento. Il dizionario Treccani della lingua italiana fornisce la seguente definizione di manipolazione: “rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa”. Un’altra definizione interessante è quella dell’Oxford Dictionary: “to manipulate: manage a person by dextrous (expecially unfair) use of influence”. 

Tuttavia, esiste una seconda generica accezione del termine manipolazione, che potremmo chiamare costruttiva, cosìdefinita: “l’intervento attraverso il quale un soggetto enunciatore organizza dei segni per produrre e trasmettere un messaggio”. Se sposiamo questa definizione allora possiamo dire che ogni atto comunicativo comporta una manipolazione.   

Matteo Rampin, nel suo libro “al gusto di cioccolato” afferma: “L’ordine delle parole ordina il pensiero, e dà ordini al pensiero”. In particolare, la parte iniziale della frase risulta essere quella più efficace, influenzando la percezione di tutto il resto. La vittima non si rende conto che la sua libertà di decidere è stata limitata. Il manipolatore tenta, infatti, di indurre una persona a fare o a credere qualcosa indipendentemente dalla sua volontà, utilizzando l’inganno, l’astuzia, la strumentalizzazione. Impiegando le parole nel modo giusto, il manipolatore può “creare” la realtà che desidera. 

Tale comportamento viene, molto spesso, attribuito ai mezzi d’informazione “main stream” che, vivendo di pubblicità, sfruttano la comunicazione di massa “manipolata” per indurre il pubblico ad acquistare un determinato prodotto o servizio. Inoltre, nei regimi totalitari il ricorso alla manipolazione è molto utilizzato, in quanto il sistema di comunicazione è centralizzato e non indipendente. Questo porta inevitabilmente ad un’informazione ad una sola via, senza contenziosi che si adatta perfettamente al pensiero e agli interessi dell’autocrate. Il potere delle parole viene, in questo caso, utilizzato per controllare il comportamento della gente.

Esistono svariate tecniche e modalità di manipolare con le parole e le immagini. Ecco le più significative.

Le “mezze verità” 

Più scientificamente, “codifica selettiva”. La tecnica prevede che il manipolatore nasconda una parte della verità (quella per lui “scomoda”) e ne racconti solo la rimanente (per lui innocua o proficua). In questo modo nessuna menzogna è stata detta, ma il destinatario del messaggio è stato veicolato verso una verità certamente non imparziale: il manipolatore fa, ad esempio, delle riflessioni generiche contando sulla naturale conseguenza che si trae dopo aver ricevuto un messaggio. L’uso della codifica selettiva è molto in voga nel marketing, negli ambienti politici e nei main stream di informazione. Quando ad esempio su una confezione di cereali leggiamo: <<non contengono nitrati>>, siamo portati a pensare che quelli delle altre marche li contengano. Cosa non vera, anche perché i nitrati fanno male alla salute e verrebbero ritirati dal mercato. Oppure: <<contiene il 30% dei grassi in meno>>. In meno rispetto a che cosa?

l’uomo, se non ha un buon motivo per dubitare, tende a credere

Paul Grice, psicologo

Si parla di codifica selettiva quando:

  • vengono evidenziati solo alcuni eventi, censurandone altri;
  • viene ignorato il contesto in cui l’evento si colloca, perché si scontrerebbe con l’effetto che si vuole perseguire;
  • si evita di parlare di alcuni personaggi coinvolti in una faccenda;
  • non vengono esplicitate le conseguenze di una decisione o di un fatto, per evitare che la gente rifletta su di esse;
  • in un confronto si nasconde il favoritismo dietro una falsa posizione neutrale: accade, per esempio, quando si effettuano interviste per un sondaggio e si trasmettono solo quelle che hanno fornito la “risposta giusta”;
  • si dà una notizia descrivendola con le parole che più si adattano al pensiero di chi la controlla.
I messaggi subliminali

Un’altra tecnica molto usata è quella dei “messaggi subliminali”: lo spettatore viene indotto a pensare o a desiderare un prodotto in maniera inconsapevole. Il termine “subliminale” deriva dal latino sub limen che significa “sotto la soglia”, e si riferisce ad uno stimolo che si imprime nella mente del destinatario esattamente al di sotto della soglia di percezione, in modo che non possa essere avvertito al livello conscio. Esistono varie tipologie di messaggi subliminali che possono essere racchiuse in due grandi categorie: 

  • di tipo visuale. Si tratta di immagini che vengono visualizzate per frazioni di secondo o oggetti nascosti in un contesto dominante;
immagine subliminale
  • di tipo uditivo. Il testo di una canzone che, se ascoltata normalmente, non rivela niente di strano, ma ascoltata al contrario rivela un secondo testo, anch’esso di senso compiuto, ma con un significato totalmente diverso.

Guarda questo video!

Gli stereotipi

Uno stereotipo è “un modello convenzionale di atteggiamento o di discorso che, attraverso una scorciatoia di pensiero ereditata dal passato nel proprio ambito culturale, si cristallizza in un’idea preconcetta o standard mentale”. In altre parole è un preconcetto che non si basa su dati di fatto, ma sul “sentito dire”. Esempi di stereotipi sono: fascista, integralista, miscredente, ecc. Se uno stereotipo viene associato ad una persona, l’immagine che se ne trae è quella dettata dal significato preconcetto della parola. Quando, ad esempio, si legge: <<extracomunitario deruba vecchietta>> siamo immediatamente portati a credere che la persona che ha derubato la vecchietta sia di colore, e non ci soffermiamo a pensare che extracomunitario è anche un americano. Ma, d’altra parte, anche chi dà la notizia non userà la parola extracomunitario se lo scippatore è un americano. Una comunicazione per stereotipi può quindi indurre il destinatario del messaggio a sentenziare una realtà che potrebbe non essere la verità.

I numeri
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Sappiamo tutti che la matematica non è un’opinione. La nostra mente è attratta e ha fiducia di tutto quello che viene espresso con i numeri. Contando su questa ipotesi si possono affermare le proprie verità in modo inconfutabile. Se, ad esempio, un prodotto riporta la dicitura: <<contiene il 30% in meno di grassi>>, la nostra mente è portata a pensare che quel prodotto sia dietetico. In realtà non sappiamo quel 30% a che cosa è riferito. Oppure, quando alla vetrina di un negozio è affisso un cartello con la scritta: <<sconti fino al 60%>>, siamo tentati ad entrare, salvo poi scoprire che solo pochi articoli sono effettivamente scontati al 60 percento! Ancora, se al supermercato il prezzo di un prodotto è di 9,99 €, la nostra mente elabora il fatto che costa meno di 10 € e lo compriamo più volentieri che se costasse 10 €. Ma la numerologia più potente è la statistica. Usata abilmente si può creare una realtà diametralmente opposta a quella vera. L’affermazione, ad esempio, che lo stipendio medio di una Nazione è di 3.000 € può descrivere due realtà completamente diverse: può significare che ogni cittadino guadagna circa 3.000 €, oppure che ci sono cittadini che guadagnano 5.500 € e altri che ne guadagnano 500!!!!

Il messaggio persuasivo

Come deve essere organizzato un discorso affinché sia persuasivo?

Photo by Marina Shatskih on Pexels.com

Un discorso è generalmente costituito da tre “parti”: l’introduzione (decollo), la parte centrale (volo) e la conclusione (atterraggio). Il diverso ordine di tali elementi in un discorso persuasivo incide sul cambiamento dell’atteggiamento dell’ascoltatore. Molti studi sono stati effettuati in tal senso, rivelando che se le parti del discorso vengono poste nell’ordine sbagliato la persuasione ha meno effetto. È importante quindi che il discorso sia completo di tutte le parti e che esse siano poste nell’ordine corretto (introduzione, corpo centrale, conclusione).

L’introduzione deve descrivere all’ascoltatore come sarà organizzato il discorso e qual è lo scopo: per quale motivo devi stare ad ascoltarmi? Questa è la parte motivazionale.

Il corpo centrale deve descrivere in maniera chiara e completa l’argomentazione e il concetto motivazionale. È interessante, a questo proposito, sottolineare come alcuni studi hanno dimostrato che le argomentazioni che si comprendono meglio sono quelle poste all’inizio e alla fine di una serie.

La conclusione può essere di due tipi: riassuntiva o sottoforma di incitamento all’azione, ma può essere anche la combinazione dei due.

Gli effetti del linguaggio

Aspetto importante della persuasione è la scelta del tipo di linguaggio da usare. In generale, le caratteristiche del linguaggio che incidono sull’efficacia persuasiva sono: la chiarezza, la gradevolezza, l’intensità. È stato dimostrato che la chiarezza del linguaggio incide sul cambiamento di atteggiamento dell’ascoltatore in modo direttamente proporzionale. Tuttavia, alcuni ricercatori sostengono che ai fini della persuasione potrebbe essere conveniente rendere il discorso intenzionalmente ambiguo. Anche la gradevolezza sembra essere un parametro che incide in maniera direttamente proporzionale alla persuasione. Infine, l’intensità del linguaggio è stata definita da Bowers (1963) come “ la qualità del linguaggio che indica il grado in cui l’atteggiamento del comunicatore verso un determinato concetto si scosta dalla neutralità”. Secondo gli studi condotti, il persuasore che impiega un linguaggio intenso nella parte centrale del discorso potrebbe alienarsi l’ascoltatore, mentre risulta più efficace nella parte conclusiva.

In conclusione

La comunicazione ha un potere illimitato. Non si può non comunicare! Lo si fa anche se non si parla! con i gesti, le espressioni facciali, la postura. Ma usare le parole nel modo giusto può creare dal nulla delle realtà che prima non esistevano.

La manipolazione linguistica è un metodo molto efficace dell’uso delle parole, ed è talmente potente che può fare il bello e il cattivo tempo. Come un’arma. Le comunicazioni di massa ci bombardano giornalmente con così tante informazioni che risulta molto difficile distinguere quelle vere da quelle false. Quindi fate molta attenzione a quello che vi viene raccontato, anche se chi lo racconta si chiama TG5.

Le tecniche descritte sopra di certo non esauriscono l’argomento. Il tema della manipolazione linguistica vanta infiniti riferimenti bibliografici, e questo è dovuto al fatto che la mente umana è molto prevedibile e chi conosce a fondo le giuste tecniche può imporci la sua volontà e farci fare qualsiasi cosa.

“Se riuscite a parlare in modo brillante di un problema, si può creare la consolante conclusione di averlo sotto controllo.”

Stanley Kubrick

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