Tradito(re).

L’esordio

Le strade di Bucarest erano piene di gente affaccendata a guardare le vetrine dei numerosi negozi che fingevano un lusso che poco aveva a che fare con il tenore di vita della stragrande maggioranza di coloro che ne ammiravano il luccichio. Max amava quell’atmosfera, gli dava un senso di pace e di felicità, gli dava l’illusione che i problemi della società fossero futili e facilmente risolvibili. Ma nello stesso tempo lo faceva sentire intimamente superiore a quelle persone, che nella loro misera vita normale si accontentavano di ammirare, sognanti, le vetrine dei negozi.

Max era come loro un tempo. Aveva la sensazione ricorrente che quel tempo si fosse sviluppato in una vita parallela, che quel Max era morto e si era reincarnato nel Max di oggi. 

L’aria gelida di fine gennaio gli faceva rimpiangere la sua Sicilia. Le temperature miti e la sensazione di calore alle quali era abituato lo avevano abbandonato per lasciare il posto alle orecchie rosse e doloranti a causa del gelo e alle mani con le ossa scricchiolanti. Odiava il freddo, ma lui era li per un motivo molto importante che scaldava il clima rendendolo sopportabile. 

Si sentiva emozionato e spaventato allo stesso tempo. Era una cosa che aveva visto fare solo nei suoi film preferiti o di cui aveva letto nei suoi libri, quelli di spionaggio. Il mondo dell’intelligence era la sua vocazione fin da bambino, lo affascinava l’idea di sapere la verità sulle cose, elevandolo dalla massa che veniva controllata con iniezioni di propaganda, a volte falsa altre volte nascosta nelle mezze verità. E si stupiva ogni volta nel vedere le persone credere bovinamente a tutto quello che veniva detto dalle TV e dai giornali del cosiddetto main stream. La vita lo aveva portato a dubitare della realtà che lo circondava, a non fidarsi di tutto quello che sentiva. Aveva la necessità di approfondire, di verificare il perché venivano dette determinate cose, di analizzare il come venivano dette e il quando. E aveva imparato che, quasi sempre, il mondo era governato dagli interessi di pochi a discapito della massa. Aveva imparato che il Dio Denaro decide chi deve governare la vita pubblica, mettendo in secondo piano la salute, la libertà e il benessere delle persone del “mondo di sotto”.

Max era un filantropo, amava gli esseri umani, riteneva meravigliosa la diversità delle culture, delle tradizioni, degli usi e persino delle storie personali di ognuno, e non sopportava di vedere la sua gente manovrata dai burattinai della finanza, delle lobby delle case farmaceutiche che creavano le malattie per poi vendere i vaccini e dei tossici del potere. Tuttavia, riconosceva in questi un’abilità estremamente efficiente dell’uso della comunicazione usata per alienare e addormentare le coscienze collettive. In molti, stupefacenti, casi la loro abilità comunicativa arrivava a cancellare il passato, permettendo ad un mafioso o ad un camorrista sotto le mentite spoglie di benefattore, di ottenere milioni di voti per essere eletto in parlamento o addirittura al governo. Non poteva concepirlo! Non si spiegava come la massa potesse essere così credulona al punto di affidare la vita al proprio assassino. Lui non era così, non lo era mai stato. Da piccolo suo padre lo chiamava “il contestatore”, perché non accettava mai una verità come oro colato. Voleva sempre sapere il perché. la ricerca della verità era nel suo DNA, le ingiustizie lo facevano letteralmente andare in bestia! E la carriera nelle Forze Armate gli aveva fornito le prove evidenti che il popolo veniva manipolato, grazie al fatto che lui conosceva molte verità che venivano secretate e nascoste alla massa. Aveva sofferto molto per la sua posizione da spettatore forzato di queste schifose pratiche di menzogne di massa perché sapeva che non poteva violare il giuramento fatto. 

Il suo conflitto interiore incideva la sua anima come un bisturi da chirurgo usato per tagliare il burro. Da una parte la conoscenza della verità lo spingeva a urlare al suo popolo che doveva risvegliarsi, reagire e pretendere rispetto e dignità, e dall’altra il giuramento fatto glielo impediva. Lui era un soldato, un Ufficiale delle Forze Armate dello Stato. Si era arruolato per difendere la sua gente dai lupi e ne andava fiero. Era uno degli ultimi a credere ancora al concetto di Patria. Adesso, dopo trent’anni di onorata carriera, sapeva di essere stato al servizio dei potenti, non del popolo. E questo gli aveva fatto perdere l’entusiasmo che lo aveva spinto ad arruolarsi. Doveva fare qualcosa! Non poteva arrendersi così.

Max era arrivato all’appuntamento con 15 minuti di anticipo. Era una cosa che faceva sempre. In tutta la sua vita, anche se avesse voluto, non era mai riuscito ad arrivare in ritardo ad un appuntamento, anche quando si trattava di un incontro banale. E quello non era un incontro banale. Era il suo primo contatto. Doveva consegnare un “pacco” a Dima – almeno così si faceva chiamare – un agente della Služba vnešnej razvedki (SVR), il Servizio di intelligence internazionale della Federazione russa. Dima faceva parte del direttorato “S” a cui facevano capo tutti gli agenti sotto copertura in giro per il mondo.

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il Bamboo Club di Bucarest si trovava ai margini del Parcul Studentesc Tei, vicino alla riva del Lacul Tei. Era perfetto per quell’incontro. Un bellissimo locale, riservato e pieno di bella gente, in cui ci si poteva mimetizzare senza dare nell’occhio. Il Club era stato scelto da Dima che aveva lasciato un messaggio per lui alla reception dell’hotel in cui alloggiava. La prima regola era quella di non usare i telefoni cellulari e di preferire il messaggio scritto su carta simpatica in modo che si cancellasse dopo al massimo 24 ore.

Nell’attesa di Dima, Max aveva ordinato un bicchierino di palinca e si guardava intorno attentamente cercando di capire chi potesse essere il suo contatto tra gli uomini presenti nel locale.

Dima arrivò dopo dieci minuti. Dimostrava non più di trent’anni. barbetta incolta, capelli biondi con ciuffo che cadeva sugli occhi, biker di pelle nera, T-shirt bianca e jeans. Il suo aspetto tradiva più una vita da universitario scapestrato che quella di una spia russa. Quando arrivò si rivolse a Max con un sorriso. Una stretta di mano sancì il loro inizio di collaborazione.

“Apprezziamo molto quello che stai facendo per noi Max. Il tuo aiuto ci permetterà di livellare il nostro potere con quello occidentale, condizione indispensabile per vivere in un mondo di pace. In fondo lo stai facendo anche per la tua gente. Inoltre ” continuò Dima “la tua ricompensa risolverà tutti i tuoi problemi economici e ti garantirà una vita agiata”. 

Max lo guardò. Il suo sguardo non tradiva le sue reali emozioni. Era stato addestrato a questo. Non trapelava il nervosismo e la paura per quel primo incontro. “Grazie Dima, piacere di conoscerti” fu la risposta molto semplice e sbrigativa.

“Allora, hai qualcosa per me?”

Max gli allungò una chiavetta USB contenente materiale selezionato e classificato TOP SECRET e ricevette in cambio una busta contenente 20 mila euro. Era la prima transazione, il cuore di Max batteva all’impazzata e, forse, Dima riuscì ad intravedere un pizzico di nervosismo. “Tranquillo Max, qui siamo al sicuro, beviti un’altra palinca e rilassati. Dopotutto è stato facile, no? Ti contatterò io per la prossima consegna. Goditi il soggiorno!” Dima se ne andò e sparì tra la folla. Dopo dieci secondi non vi era più traccia di lui.

Max rimase nel locale, per un tempo che non riuscì a definire, e si sorprese a ripercorrere mentalmente a ritroso tutta la strada che lo aveva portato a quel punto. 

disclaimer: Questo scritto nasce puramente dalla fantasia dell’autore e pertanto ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

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