Caro Papà

Caro papà,

molte cose sono cambiate da quando te ne sei andato. Tutto quello che conoscevi sulla tua famiglia non esiste più. Probabilmente tu sai già tutto, ma sento la necessità di scriverti, anche se probabilmente la mia lettera non ti arriverà mai.

Ogni tanto mi vieni a trovare, ma nei miei sogni non sono lucido abbastanza da raccontarti le cose della vita reale. Che poi cos’è reale? I sogni o la vita di tutti i giorni? Ad ogni modo sono felice di vederti nei miei sogni, perché sei contento, allegro, sereno e quando sono con te mi sento protetto, al sicuro.

Oggi ti ho sognato. Un sogno strano, stava per scoppiare un cataclisma, poi sei arrivato tu e tutto si è sistemato. Abbiamo fatto un giro in macchina, ti ho portato in una bellissima terrazza panoramica, credo fosse in Toscana e abbiamo parlato. Ma non ricordo cosa mi hai detto, non ricordo cosa ci siamo detti.

Sono ormai grande e grosso, ma ho ancora bisogno di te, papà. Ho bisogno di raccontarti le cose che mi succedono, di sentire il tuo parere, i tuoi consigli, di vederti gioire per le cose belle che mi succedono.

Quando sei andato via, ero in Germania. Non ti vedevo da un pò di tempo e non ho avuto il tempo di salutarti. Sei andato via così, senza nemmeno un ciao, senza nemmeno dirmi come avrei dovuto affrontare la vita senza di te, che eri la mia colonna, il mio sostegno, il mio eroe! Questa cosa forse non me la perdonerò mai.

Forse è anche per questo che sento il bisogno di parlarti e di aggiornarti sulla tua famiglia. E allora iniziamo.

Comincio dalla tua amata officina meccanica. Ricordi? mi dicevi sempre che il tuo sogno era quello di costruire un appartamento per me sopra l’officina. Purtroppo non ce l’hai fatta perché la malattia ti ha portato via da me prima che riuscissi a farlo. La buona notizia è che ho voluto realizzare io il tuo sogno. Ho costruito una bellissima casa sai? Ne saresti orgoglioso! tre piani in tutto!

Quella che tu conoscevi come mia moglie, adesso è la mia ex moglie. Eh sì papà! Durante il mio impiego all’estero lei mi ha tradito con l’imbianchino che ha partecipato alla costruzione della casa. Ho passato momenti terribili. E non solo io, anche mamma e sopratutto i miei figli. I tuoi nipotini. Loro hanno sofferto e soffrono ancora perché è stata imposta loro una figura maschile che non hanno richiesto. Loro il papà ce l’hanno, non ne vogliono uno nuovo. Ma sono troppo piccoli per capire le vere cause e hanno dato la colpa della mia assenza al mio lavoro. Qualche giorno fa la piccola mi ha detto: “papà, il tuo capo è un mostro”. Io, comunque, non ho mai parlato male della loro madre in loro presenza. Crescendo capiranno e faranno le loro valutazioni e le loro scelte.

Dopo la separazione, la signora ha vissuto a casa mia con il suo nuovo compagno. Sì papà, hai capito bene. Nella casa che io ho fatto costruire con tanti sacrifici, togliendomi il pane dalla bocca, perché volevo dare alla mia famiglia una bella casa e nello stesso tempo realizzare il tuo desiderio. Fortunatamente ho ottenuto che la lasciasse dopo un periodo di tre anni.

Tre anni di ulteriore sofferenza. Perché la signora non si è limitata a tradirmi e a rubarmi la casa, usando tutto quello che, con il sudore della fronte, io avevo acquistato. Sì perché avevo arredato la casa con mobili di qualità, e lei e il suo nuovo compagno se li sono goduti per tre anni. Ma non si è limitata a questo. In questi tre anni ha fatto delle cose che colpiscono direttamente l’anima di una persona, maciullandola come in un tritacarne. Non andrò ad elencare tutte le nefandezze che ha fatto, ma una cosa in particolare ha fatto soffrire molto mamma e ha fatto veramente male a me e a mia sorella. Questa te la voglio raccontare. Mamma aveva fatto mettere l’annuncio dell’anniversario della tua scomparsa anche lì, dove c’è stata la tua officina meccanica, dove hai passato gli ultimi 30 anni della tua vita. Lei ha strappato quell’annuncio e lo ha coperto con quello della scomparsa della nuova suocera! Questa mancanza di rispetto anche per i defunti ci ha destabilizzato papà.

In ogni caso, noi tre, la tua famiglia ci siamo dati la forza a vicenda di andare avanti, aspettando che il tempo, gentiluomo, ci desse un pò di giustizia e di serenità.

Dopo la separazione ho conosciuto altre persone, ma nessuna storia è durata. Il colpo ricevuto mi ha cambiato profondamente, papà. Si dice che ogni crisi può essere una opportunità. Forse per me è stato così. La sofferenza è stata massacrante, ho dovuto fare delle sedute di psicologia, ma forse ne sono uscito più forte, più determinato e ho iniziato ad amare me stesso prima di tutto. Fino ad allora, infatti, avevo vissuto solo per fare felice la mia famiglia, rinunciando non solo ai miei sogni, ma anche ai miei più terreni desideri. Ho capito che è sbagliato, che la persona con cui sicuramente vivrai tutta la vita è te stesso e che quindi bisogna averne cura in modo prioritario. E che solo così puoi prenderti cura delle persone che ami e che meritano davvero il tuo amore. E ho capito anche che il mondo, al giorno d’oggi, ha perso i valori della famiglia, dell’onestà e della trasparenza che tu e mamma ci avete inculcato per tutta la vita. Il mondo sembra impazzito. Il matrimonio non vale più niente e si sta insieme solo se conviene. L’amore, quello puro, incondizionato, sembrava non esistere più.

Ho scritto sembrava, papà. E non a caso. Perché a quanto pare invece, esistono ancora persone come noi. Si papà, perché finalmente le cose stanno cominciando ad andare per il verso giusto. Ho conosciuto Cristina. Ci siamo innamorati subito. Ci siamo capiti subito. Si perché quei valori che tu mi hai inculcato, io li ho ritrovati tutti in lei. Adesso sono felice papà perché ho trovato la persona giusta. E prestissimo, sarai nonno per la terza volta!! Sì papà, aspettiamo una bambina. La chiameremo Patrizia come la mamma di Cristina, che tu hai sicuramente conosciuto poco tempo fa. Una persona splendida, come tutta la famiglia. La chiameremo anche Carmen, in tuo onore, papà.

Riguardo il lavoro, sono finalmente riuscito a farmi trasferire vicino casa in modo da poter vedere crescere i bambini e stare di più con mamma, che è rimasta sola. E inoltre saremo anche vicino alla famiglia di Cristina, perché, guarda caso, il nuovo posto di lavoro è a metà strada tra casa nostra e casa della sua famiglia.

Stefania, mia sorella, adesso è felice anche lei. Ha incontrato un uomo eccezionale che non le fa mancare nulla e anche lui crede fortemente nei valori della famiglia e dell’amore puro. Ci vediamo molto poco purtroppo, ma ci vogliamo un bene dell’anima. E l’anno prossimo si sposa!!!! Io sarò il suo testimone!

Ho lasciato per ultimo quello che è successo al mondo. il 2019 e il 2020 ( a dir la verità anche il 2021) sono stati anni a dir poco nefasti per il mondo intero. Nel 2019 un nuovo virus ha iniziato a diffondersi dalla Cina, e a infettare il mondo. Lo hanno chiamato COVID-19. Ma la cosa peggiore che il virus ha provocato è stata la graduale perdita della libertà individuale. I governi di tutto il mondo hanno adottato misure eccezionali con lo scopo dichiarato di fermare il contagio del virus e così abbiamo avuto dei periodi di lockdown totale, durante il quale nessuno poteva uscire da casa. I negozi sono stati costretti a chiudere. Solo gli alimentari sono rimasti aperti. Sembrava di stare in guerra. Apocalittico. Se dovevi uscire per una necessità dovevi stare a distanza dalle altre persone almeno due metri e indossare la mascherina. Adesso, visto che stanno vaccinando miliardi di persone con vaccini creati in fretta e furia, sembra che la situazione stia migliorando e stiamo riacquistando le nostre libertà. Mamma si è vaccinata, io non lo farò finché non verrò obbligato. Lo sai come sono fatto. Da piccolo mi chiamavi il contestatore, perché non accettavo le cose che mi dicevano, come oro colato. Volevo capire il perché delle cose. Gli eventi della vita hanno rinforzato questa mia caratteristica e, visto che in tutta questa storia ci sono molte cose dubbie, decisioni prese sulla base di numeri non chiari, campagne mediatiche con il chiaro scopo di terrorizzare la gente, cure che funzionano, ma che vengono censurate a vantaggio di una ossessiva campagna propagandistica per i vaccini, beh, io non mi fido e non mi vaccino. Almeno finché la democrazia è ufficialmente la forma di repubblica che vige in Italia.

Per ora questo è tutto papà. Ora sei aggiornato. Spero di rivederti presto nei miei sogni. Mi manchi molto. Ti voglio bene. Riposa in Pace!!

Tuo figlio.

L’invito.

Il detto “mi inviti a nozze” non ha più lo stesso significato di quando é stato coniato! Avete presente? Si, dai, quando qualcuno vi chiedeva se una proposta vi piaceva e voi rispondevate: “hey! mi inviti a nozze!” A significare che la proposta non solo vi piace, la considerate un dono, un regalo, una cosa molto gradita!

Beh! Possiamo tranquillamente affermare che questo detto non funziona più!

Anzi! Il significato odierno di “mi inviti a nozze” puó essere scelto tra i seguenti:

  1. Cazzo, pensavo di esserti amico e invece….
  2. Questo é un colpo basso!
  3. Ma che cazzo mi combini!
  4. Dio, che sfrantumata di palle!

Eh sí, perché la malefica busta arriva a casa del malcapitato completamente inattesa. Tu stai conducendo la tua vita in tutta tranquillità, magari hai in mente una lista di incombenze economiche da risolvere e hai fatto un pó di economia mettendo da parte qualcosina per risolverle, e sei abbastanza sereno e fiero di te perché con sacrifici hai messo da parte la somma giusta per toglierti dai guai con l’Agenzia delle Entrate.

O magari sei riuscito a risparmiare un gruzzoletto perchè: “cazzo! non voglio sapere nulla! appena finisce la pandemia io devo andare in vacanza! Costi quel che costi!” E con questo progetto in testa vai avanti, giorno per giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, e sei contento perché vedi il tuo fondo vacanza crescere sempre di piú, anche se per risparmiare, eviti gli sprechi mettendo la bottiglia del bagnoschiuma sottosopra dopo averla usata per farla durare di più!

O, ancora, sei nel bel mezzo del periodo di pagamento dell’assicurazione della macchina, o del bollo, o dell’IMU della casa, ma non ci pensavi piú e non ti eri preparato!

Ecco. La malefica busta sceglie queste concomitanze per bussare alla tua porta. Non per nulla è malefica, conosce la tua situazione, e aspetta il momento giusto per presentarsi, tirata a lucido, patinata con lettere dorate stampate, alla tua magione! Lettere dorate, sì, come a ricordarti che devi mettere mano al portafoglio!

Quando arriva il primo pensiero è: “noooo, (definizione nr 4 di cui sopra)!”. Il secondo pensiero è: ” come faccio a non accettare senza offendere gli sposi?”. Poi, constatata l’impossibilità di declinare, perché ogni motivazione sarebbe una evidente scusa, si comincia a pensare a cosa mettersi e al regalo, e immediatamente dopo compaiono davanti agli occhi, proiettati dalla mente in formato ologramma, i fogli di 100 e 200 € che volano via…!

Ma poi, come ogni volta che siamo guidati dallo spirito di sopravvivenza, digeriamo l’arrivo della malefica e riprogrammiamo le nostre finanze in modo da tener conto anche di questa spesa.

la malefica può essere di diversi tipi:

  • La sfacciata. All’interno di questa troverete l’invito e annesso un fantastico bigliettino, creato con una grafica meravigliosa, riportante il codice IBAN del conto corrente degli sposi. Il messaggio ufficiale è: “per tua comodità. Così puoi fare il bonifico comodamente da casa e mettere l’importo che vuoi”. Il messaggio nascosto è:”se vuoi venire devi pagare, e devi venire altrimenti non ti parlo più. E stai attento a quanto metti nel bonifico perché io poi lo vedo, e sotto una certa soglia ti considererò un pezzente a vita”.
  • La sfacciata dichiarata. Come quella sopra, ma in questo caso l’obiettivo del crowdfunding è dichiarato: parteciperai a racimolare quanto necessario per il viaggio di nozze. Il messaggio ufficiale è uguale a quello di sopra. Quello nascosto è: “paga. Così dopo la cerimonia noi ce ne andiamo a rinfrescarci le chiappe alle Maldive o alle Fiji, mentre tu continui a schiumare al lavoro, in Città”.
  • La sfacciata con lista. Uguale a quelle di cui sopra, ma qui è allegato un bellissimo bigliettino, creato con grafica meravigliosa, che, per tua comodità, ti fornisce i contatti del negozio in cui gli sposi hanno fatto la lista di nozze. Così non rischi di fare un regalo sgradito! Lo facciamo per te!

Si, ma la definizione nr 4 di cui sopra non finisce qui! Perché l’invito a nozze non rompe le palle solo dal punto di vista economico. Sarebbe troppo poco! Invece il livello di frantumazione dei gioielli di famiglia, in una scala da 0 a 10, raggiunge dai 200 ai 300 a seconda del grado di parentela degli sposi e del mese scelto per le nozze.

Quest’ultimo, infimo e malefico anch’esso come la busta, viene scelto di solito in modo che all’interno del vestito di 120€ che hai appositamente acquistato, si crei un microclima paragonabile a quello del Sole durante una tempesta magnetica. Il malefico si chiama Luglio o Agosto! Ma perché cazzo non vi sposate a ottobre o novembre!!!!? In questo le invitate donne sono più fortunate degli invitati uomini. Si perché gli uomini non hanno scelta! Non esiste ancora in commercio un vestito giacca e cravatta a maniche corte!!!!! Inventatelo, cazzo! Subito!

Ed ecco che ti ritrovi alle 1100 del 12 Agosto dentro la chiesa, che in quel periodo ha i condizionatori in avaria, in attesa dello sposo, che arriva solitamente prima, e che non se lo incula nessuno, e poi della sposa, che di solito aspetta che gli invitati producano un pò di schiuma a causa del calore. E quando arriva la sposa, nella felicità di tutti (dovuta non al matrimonio in se stesso, ma al fatto che finalmente qualcosa si muove) la cerimonia inizia. Dopo un’ora circa di attesa e 7 litri di sudore, la cerimonia inizia. Un’altra ora di schiuma! Tanto il prete sotto la tunica è nudo! lui non ha caldo! che gliene frega!

Finita la cerimonia, gli invitati si scapicollano in massa fuori dal forno-chiesa e, ancora una volta, attendono. Attendono l’uscita degli sposi che devono fare le foto! Tanto il fotografo è in pantaloncini e maglietta. Che gliene frega!

Nel frattempo gli invitati, fuori dalla chiesa, si armano con tonnellate di riso, guidati nelle loro azioni da un irrefrenabile e incontrollabile desiderio di vendetta che verrà sfogato con il lancio atomico del suddetto riso in faccia agli sposi. Alcuni prendono la mira per provocare almeno un occhio nero!

Usciti gli sposi, un pò ammaccati dal lancio del riso, finalmente si va in macchina e ci si dirige verso il ristorante scelto per il pranzo…che solitamente richiede circa tre ore di macchina. Ma si va col sorriso sulla bocca perché almeno in macchina ti puoi togliere lo scafandro-giacca e puoi accendere il climatizzatore. Quello è il momento in cui l’inventore del condizionatore riceve più adorazioni dei santi in paradiso!

Verso le 1600 dello stesso giorno si arriva finalmente al ristorante! La fame che ti attanaglia ti ricorda che devi assolutamente fare un versamento per i bambini del terzo mondo, perché in quel momento ti senti molto vicino a loro! Vai subito alla ricerca del tuo tavolo e ti rendi conto solo dopo che ti hanno messo insieme a perfetti sconosciuti, ma te ne freghi, basta che si mangiiii!!!! Ma no! Devi aspettare ancora! E certo, non puoi mica iniziare a mangiare prima che arrivino gli sposi! E gli sposi non sono ancora arrivati! Perché devono fare il servizio fotografico! Tanto il fotografo si è ingollato un paio di panini con la mortadella. Che gliene frega! Nell’attesa gli invitati si guardano e si salutano con l’acquolina, immaginando l’altro, a causa della fame, con una mela in bocca e le patate arrosto intorno. Il tutto servito su una pirofila di due metri per tre!

Verso le 1800 dello stesso giorno, ecco l’arrivo degli sposi. Si mangia. Finalmente il pranzo inizia. Alle 1800! Gli invitati, distrutti, smettono di parlare e si buttano verso il buffet degli antipasti assumendo le fattezze e i movimenti di una massa di zombie. A quel punto anche lo sfoggio dei vestiti nuovi delle modelle improvvisate passa in secondo piano, e la dolcezza e armonia dei movimenti di cotali modelle lasciano lo spazio ai coltelli tra i denti per arrivare al tavolo del buffet!

A tarda notte, la panza piena e l’alcool a fiumi ha fatto dimenticare ogni malessere della giornata e finalmente, con un livello di stanchezza che rasenta quello di un principiante che è riuscito a fare la maratona di 42 km, un livello di ubriachezza che non ti ricordi più nemmeno come ti chiami, una panza piena che ti senti il rinoceronte che si sciacqua nelle tue budella, puoi andare a dormire…..

Hey, un momento! Per andare a dormire devo farmi tre ore di macchina!!!!!!!

Fatemi un favore. Io vi giuro. Vi voglio bene amici e parenti che intendete sposarvi! Un bene dell’anima! Fatemi un grosso favore! A meno che non vogliate scegliermi come testimone (in quel caso non ho scampo), NON INVITATEMI!!!!!!

Tradito(re).

L’esordio

Le strade di Bucarest erano piene di gente affaccendata a guardare le vetrine dei numerosi negozi che fingevano un lusso che poco aveva a che fare con il tenore di vita della stragrande maggioranza di coloro che ne ammiravano il luccichio. Max amava quell’atmosfera, gli dava un senso di pace e di felicità, gli dava l’illusione che i problemi della società fossero futili e facilmente risolvibili. Ma nello stesso tempo lo faceva sentire intimamente superiore a quelle persone, che nella loro misera vita normale si accontentavano di ammirare, sognanti, le vetrine dei negozi.

Max era come loro un tempo. Aveva la sensazione ricorrente che quel tempo si fosse sviluppato in una vita parallela, che quel Max era morto e si era reincarnato nel Max di oggi. 

L’aria gelida di fine gennaio gli faceva rimpiangere la sua Sicilia. Le temperature miti e la sensazione di calore alle quali era abituato lo avevano abbandonato per lasciare il posto alle orecchie rosse e doloranti a causa del gelo e alle mani con le ossa scricchiolanti. Odiava il freddo, ma lui era li per un motivo molto importante che scaldava il clima rendendolo sopportabile. 

Si sentiva emozionato e spaventato allo stesso tempo. Era una cosa che aveva visto fare solo nei suoi film preferiti o di cui aveva letto nei suoi libri, quelli di spionaggio. Il mondo dell’intelligence era la sua vocazione fin da bambino, lo affascinava l’idea di sapere la verità sulle cose, elevandolo dalla massa che veniva controllata con iniezioni di propaganda, a volte falsa altre volte nascosta nelle mezze verità. E si stupiva ogni volta nel vedere le persone credere bovinamente a tutto quello che veniva detto dalle TV e dai giornali del cosiddetto main stream. La vita lo aveva portato a dubitare della realtà che lo circondava, a non fidarsi di tutto quello che sentiva. Aveva la necessità di approfondire, di verificare il perché venivano dette determinate cose, di analizzare il come venivano dette e il quando. E aveva imparato che, quasi sempre, il mondo era governato dagli interessi di pochi a discapito della massa. Aveva imparato che il Dio Denaro decide chi deve governare la vita pubblica, mettendo in secondo piano la salute, la libertà e il benessere delle persone del “mondo di sotto”.

Max era un filantropo, amava gli esseri umani, riteneva meravigliosa la diversità delle culture, delle tradizioni, degli usi e persino delle storie personali di ognuno, e non sopportava di vedere la sua gente manovrata dai burattinai della finanza, delle lobby delle case farmaceutiche che creavano le malattie per poi vendere i vaccini e dei tossici del potere. Tuttavia, riconosceva in questi un’abilità estremamente efficiente dell’uso della comunicazione usata per alienare e addormentare le coscienze collettive. In molti, stupefacenti, casi la loro abilità comunicativa arrivava a cancellare il passato, permettendo ad un mafioso o ad un camorrista sotto le mentite spoglie di benefattore, di ottenere milioni di voti per essere eletto in parlamento o addirittura al governo. Non poteva concepirlo! Non si spiegava come la massa potesse essere così credulona al punto di affidare la vita al proprio assassino. Lui non era così, non lo era mai stato. Da piccolo suo padre lo chiamava “il contestatore”, perché non accettava mai una verità come oro colato. Voleva sempre sapere il perché. la ricerca della verità era nel suo DNA, le ingiustizie lo facevano letteralmente andare in bestia! E la carriera nelle Forze Armate gli aveva fornito le prove evidenti che il popolo veniva manipolato, grazie al fatto che lui conosceva molte verità che venivano secretate e nascoste alla massa. Aveva sofferto molto per la sua posizione da spettatore forzato di queste schifose pratiche di menzogne di massa perché sapeva che non poteva violare il giuramento fatto. 

Il suo conflitto interiore incideva la sua anima come un bisturi da chirurgo usato per tagliare il burro. Da una parte la conoscenza della verità lo spingeva a urlare al suo popolo che doveva risvegliarsi, reagire e pretendere rispetto e dignità, e dall’altra il giuramento fatto glielo impediva. Lui era un soldato, un Ufficiale delle Forze Armate dello Stato. Si era arruolato per difendere la sua gente dai lupi e ne andava fiero. Era uno degli ultimi a credere ancora al concetto di Patria. Adesso, dopo trent’anni di onorata carriera, sapeva di essere stato al servizio dei potenti, non del popolo. E questo gli aveva fatto perdere l’entusiasmo che lo aveva spinto ad arruolarsi. Doveva fare qualcosa! Non poteva arrendersi così.

Max era arrivato all’appuntamento con 15 minuti di anticipo. Era una cosa che faceva sempre. In tutta la sua vita, anche se avesse voluto, non era mai riuscito ad arrivare in ritardo ad un appuntamento, anche quando si trattava di un incontro banale. E quello non era un incontro banale. Era il suo primo contatto. Doveva consegnare un “pacco” a Dima – almeno così si faceva chiamare – un agente della Služba vnešnej razvedki (SVR), il Servizio di intelligence internazionale della Federazione russa. Dima faceva parte del direttorato “S” a cui facevano capo tutti gli agenti sotto copertura in giro per il mondo.

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il Bamboo Club di Bucarest si trovava ai margini del Parcul Studentesc Tei, vicino alla riva del Lacul Tei. Era perfetto per quell’incontro. Un bellissimo locale, riservato e pieno di bella gente, in cui ci si poteva mimetizzare senza dare nell’occhio. Il Club era stato scelto da Dima che aveva lasciato un messaggio per lui alla reception dell’hotel in cui alloggiava. La prima regola era quella di non usare i telefoni cellulari e di preferire il messaggio scritto su carta simpatica in modo che si cancellasse dopo al massimo 24 ore.

Nell’attesa di Dima, Max aveva ordinato un bicchierino di palinca e si guardava intorno attentamente cercando di capire chi potesse essere il suo contatto tra gli uomini presenti nel locale.

Dima arrivò dopo dieci minuti. Dimostrava non più di trent’anni. barbetta incolta, capelli biondi con ciuffo che cadeva sugli occhi, biker di pelle nera, T-shirt bianca e jeans. Il suo aspetto tradiva più una vita da universitario scapestrato che quella di una spia russa. Quando arrivò si rivolse a Max con un sorriso. Una stretta di mano sancì il loro inizio di collaborazione.

“Apprezziamo molto quello che stai facendo per noi Max. Il tuo aiuto ci permetterà di livellare il nostro potere con quello occidentale, condizione indispensabile per vivere in un mondo di pace. In fondo lo stai facendo anche per la tua gente. Inoltre ” continuò Dima “la tua ricompensa risolverà tutti i tuoi problemi economici e ti garantirà una vita agiata”. 

Max lo guardò. Il suo sguardo non tradiva le sue reali emozioni. Era stato addestrato a questo. Non trapelava il nervosismo e la paura per quel primo incontro. “Grazie Dima, piacere di conoscerti” fu la risposta molto semplice e sbrigativa.

“Allora, hai qualcosa per me?”

Max gli allungò una chiavetta USB contenente materiale selezionato e classificato TOP SECRET e ricevette in cambio una busta contenente 20 mila euro. Era la prima transazione, il cuore di Max batteva all’impazzata e, forse, Dima riuscì ad intravedere un pizzico di nervosismo. “Tranquillo Max, qui siamo al sicuro, beviti un’altra palinca e rilassati. Dopotutto è stato facile, no? Ti contatterò io per la prossima consegna. Goditi il soggiorno!” Dima se ne andò e sparì tra la folla. Dopo dieci secondi non vi era più traccia di lui.

Max rimase nel locale, per un tempo che non riuscì a definire, e si sorprese a ripercorrere mentalmente a ritroso tutta la strada che lo aveva portato a quel punto. 

disclaimer: Questo scritto nasce puramente dalla fantasia dell’autore e pertanto ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

Siamo davvero liberi?

La manipolazione linguistica

“Un novizio chiese al priore: <<Padre, posso fumare mentre prego?>> e fu severamente redarguito. Un secondo novizio chiese allo stesso priore: <<Padre, posso pregare mentre fumo?>> e fu lodato per la sua devozione”.

Al di là della sua veridicità, la citazione è un lampante esempio di manipolazione linguistica. La semplice scelta della collocazione delle parole, può cambiare il senso di una frase influenzando la modalità di percezione dell’interlocutore. In effetti si sta affermando la stessa cosa (il contenuto non cambia), ma il significato della frase percepito dal priore è esattamente ribaltato.

L’era in cui viviamo ha assegnato alla comunicazione, nelle sue molteplici forme, un ruolo di assoluta centralità nella vita di tutti i giorni. Ogni giorno, e in ogni momento, veniamo “bombardati” da flussi comunicativi provenienti da svariate sorgenti: si pensi alla televisione col suo cosiddetto “main stream”, a internet con i suoi social, ai giornali, ecc. Perfino l’andamento di una guerra, un tempo esclusiva funzione militare, può essere oggi deciso da ciò che viene comunicato dai mass media. Viene quindi da sé, che il saper comunicare bene ed efficacemente rappresenta, oggi più che mai, un obiettivo che non può essere trascurato. Occorre però fare molta attenzione. La comunicazione può essere assimilata ad un’arma, il cui uso legittimo o illegittimo, morale o immorale, è legato essenzialmente a colui che la usa. Uno di tali usi è la cosiddetta manipolazione linguistica, un argomento vastissimo che cercherò qui di riassumere toccando gli aspetti fondamentali.   

Il termine “manipolazione linguistica” è comunemente riconosciuto nella sua accezione prettamente negativa. Richiama alla mente parole come inganno, sotterfugio, dissimulazione, occultamento. Il dizionario Treccani della lingua italiana fornisce la seguente definizione di manipolazione: “rielaborazione tendenziosa della verità mediante presentazione alterata o parziale dei dati e delle notizie, al fine di manovrare secondo i propri interessi gli orientamenti politici, morali, ecc. della popolazione o di una parte di essa”. Un’altra definizione interessante è quella dell’Oxford Dictionary: “to manipulate: manage a person by dextrous (expecially unfair) use of influence”. 

Tuttavia, esiste una seconda generica accezione del termine manipolazione, che potremmo chiamare costruttiva, cosìdefinita: “l’intervento attraverso il quale un soggetto enunciatore organizza dei segni per produrre e trasmettere un messaggio”. Se sposiamo questa definizione allora possiamo dire che ogni atto comunicativo comporta una manipolazione.   

Matteo Rampin, nel suo libro “al gusto di cioccolato” afferma: “L’ordine delle parole ordina il pensiero, e dà ordini al pensiero”. In particolare, la parte iniziale della frase risulta essere quella più efficace, influenzando la percezione di tutto il resto. La vittima non si rende conto che la sua libertà di decidere è stata limitata. Il manipolatore tenta, infatti, di indurre una persona a fare o a credere qualcosa indipendentemente dalla sua volontà, utilizzando l’inganno, l’astuzia, la strumentalizzazione. Impiegando le parole nel modo giusto, il manipolatore può “creare” la realtà che desidera. 

Tale comportamento viene, molto spesso, attribuito ai mezzi d’informazione “main stream” che, vivendo di pubblicità, sfruttano la comunicazione di massa “manipolata” per indurre il pubblico ad acquistare un determinato prodotto o servizio. Inoltre, nei regimi totalitari il ricorso alla manipolazione è molto utilizzato, in quanto il sistema di comunicazione è centralizzato e non indipendente. Questo porta inevitabilmente ad un’informazione ad una sola via, senza contenziosi che si adatta perfettamente al pensiero e agli interessi dell’autocrate. Il potere delle parole viene, in questo caso, utilizzato per controllare il comportamento della gente.

Esistono svariate tecniche e modalità di manipolare con le parole e le immagini. Ecco le più significative.

Le “mezze verità” 

Più scientificamente, “codifica selettiva”. La tecnica prevede che il manipolatore nasconda una parte della verità (quella per lui “scomoda”) e ne racconti solo la rimanente (per lui innocua o proficua). In questo modo nessuna menzogna è stata detta, ma il destinatario del messaggio è stato veicolato verso una verità certamente non imparziale: il manipolatore fa, ad esempio, delle riflessioni generiche contando sulla naturale conseguenza che si trae dopo aver ricevuto un messaggio. L’uso della codifica selettiva è molto in voga nel marketing, negli ambienti politici e nei main stream di informazione. Quando ad esempio su una confezione di cereali leggiamo: <<non contengono nitrati>>, siamo portati a pensare che quelli delle altre marche li contengano. Cosa non vera, anche perché i nitrati fanno male alla salute e verrebbero ritirati dal mercato. Oppure: <<contiene il 30% dei grassi in meno>>. In meno rispetto a che cosa?

l’uomo, se non ha un buon motivo per dubitare, tende a credere

Paul Grice, psicologo

Si parla di codifica selettiva quando:

  • vengono evidenziati solo alcuni eventi, censurandone altri;
  • viene ignorato il contesto in cui l’evento si colloca, perché si scontrerebbe con l’effetto che si vuole perseguire;
  • si evita di parlare di alcuni personaggi coinvolti in una faccenda;
  • non vengono esplicitate le conseguenze di una decisione o di un fatto, per evitare che la gente rifletta su di esse;
  • in un confronto si nasconde il favoritismo dietro una falsa posizione neutrale: accade, per esempio, quando si effettuano interviste per un sondaggio e si trasmettono solo quelle che hanno fornito la “risposta giusta”;
  • si dà una notizia descrivendola con le parole che più si adattano al pensiero di chi la controlla.
I messaggi subliminali

Un’altra tecnica molto usata è quella dei “messaggi subliminali”: lo spettatore viene indotto a pensare o a desiderare un prodotto in maniera inconsapevole. Il termine “subliminale” deriva dal latino sub limen che significa “sotto la soglia”, e si riferisce ad uno stimolo che si imprime nella mente del destinatario esattamente al di sotto della soglia di percezione, in modo che non possa essere avvertito al livello conscio. Esistono varie tipologie di messaggi subliminali che possono essere racchiuse in due grandi categorie: 

  • di tipo visuale. Si tratta di immagini che vengono visualizzate per frazioni di secondo o oggetti nascosti in un contesto dominante;
immagine subliminale
  • di tipo uditivo. Il testo di una canzone che, se ascoltata normalmente, non rivela niente di strano, ma ascoltata al contrario rivela un secondo testo, anch’esso di senso compiuto, ma con un significato totalmente diverso.

Guarda questo video!

Gli stereotipi

Uno stereotipo è “un modello convenzionale di atteggiamento o di discorso che, attraverso una scorciatoia di pensiero ereditata dal passato nel proprio ambito culturale, si cristallizza in un’idea preconcetta o standard mentale”. In altre parole è un preconcetto che non si basa su dati di fatto, ma sul “sentito dire”. Esempi di stereotipi sono: fascista, integralista, miscredente, ecc. Se uno stereotipo viene associato ad una persona, l’immagine che se ne trae è quella dettata dal significato preconcetto della parola. Quando, ad esempio, si legge: <<extracomunitario deruba vecchietta>> siamo immediatamente portati a credere che la persona che ha derubato la vecchietta sia di colore, e non ci soffermiamo a pensare che extracomunitario è anche un americano. Ma, d’altra parte, anche chi dà la notizia non userà la parola extracomunitario se lo scippatore è un americano. Una comunicazione per stereotipi può quindi indurre il destinatario del messaggio a sentenziare una realtà che potrebbe non essere la verità.

I numeri
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Sappiamo tutti che la matematica non è un’opinione. La nostra mente è attratta e ha fiducia di tutto quello che viene espresso con i numeri. Contando su questa ipotesi si possono affermare le proprie verità in modo inconfutabile. Se, ad esempio, un prodotto riporta la dicitura: <<contiene il 30% in meno di grassi>>, la nostra mente è portata a pensare che quel prodotto sia dietetico. In realtà non sappiamo quel 30% a che cosa è riferito. Oppure, quando alla vetrina di un negozio è affisso un cartello con la scritta: <<sconti fino al 60%>>, siamo tentati ad entrare, salvo poi scoprire che solo pochi articoli sono effettivamente scontati al 60 percento! Ancora, se al supermercato il prezzo di un prodotto è di 9,99 €, la nostra mente elabora il fatto che costa meno di 10 € e lo compriamo più volentieri che se costasse 10 €. Ma la numerologia più potente è la statistica. Usata abilmente si può creare una realtà diametralmente opposta a quella vera. L’affermazione, ad esempio, che lo stipendio medio di una Nazione è di 3.000 € può descrivere due realtà completamente diverse: può significare che ogni cittadino guadagna circa 3.000 €, oppure che ci sono cittadini che guadagnano 5.500 € e altri che ne guadagnano 500!!!!

Il messaggio persuasivo

Come deve essere organizzato un discorso affinché sia persuasivo?

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Un discorso è generalmente costituito da tre “parti”: l’introduzione (decollo), la parte centrale (volo) e la conclusione (atterraggio). Il diverso ordine di tali elementi in un discorso persuasivo incide sul cambiamento dell’atteggiamento dell’ascoltatore. Molti studi sono stati effettuati in tal senso, rivelando che se le parti del discorso vengono poste nell’ordine sbagliato la persuasione ha meno effetto. È importante quindi che il discorso sia completo di tutte le parti e che esse siano poste nell’ordine corretto (introduzione, corpo centrale, conclusione).

L’introduzione deve descrivere all’ascoltatore come sarà organizzato il discorso e qual è lo scopo: per quale motivo devi stare ad ascoltarmi? Questa è la parte motivazionale.

Il corpo centrale deve descrivere in maniera chiara e completa l’argomentazione e il concetto motivazionale. È interessante, a questo proposito, sottolineare come alcuni studi hanno dimostrato che le argomentazioni che si comprendono meglio sono quelle poste all’inizio e alla fine di una serie.

La conclusione può essere di due tipi: riassuntiva o sottoforma di incitamento all’azione, ma può essere anche la combinazione dei due.

Gli effetti del linguaggio

Aspetto importante della persuasione è la scelta del tipo di linguaggio da usare. In generale, le caratteristiche del linguaggio che incidono sull’efficacia persuasiva sono: la chiarezza, la gradevolezza, l’intensità. È stato dimostrato che la chiarezza del linguaggio incide sul cambiamento di atteggiamento dell’ascoltatore in modo direttamente proporzionale. Tuttavia, alcuni ricercatori sostengono che ai fini della persuasione potrebbe essere conveniente rendere il discorso intenzionalmente ambiguo. Anche la gradevolezza sembra essere un parametro che incide in maniera direttamente proporzionale alla persuasione. Infine, l’intensità del linguaggio è stata definita da Bowers (1963) come “ la qualità del linguaggio che indica il grado in cui l’atteggiamento del comunicatore verso un determinato concetto si scosta dalla neutralità”. Secondo gli studi condotti, il persuasore che impiega un linguaggio intenso nella parte centrale del discorso potrebbe alienarsi l’ascoltatore, mentre risulta più efficace nella parte conclusiva.

In conclusione

La comunicazione ha un potere illimitato. Non si può non comunicare! Lo si fa anche se non si parla! con i gesti, le espressioni facciali, la postura. Ma usare le parole nel modo giusto può creare dal nulla delle realtà che prima non esistevano.

La manipolazione linguistica è un metodo molto efficace dell’uso delle parole, ed è talmente potente che può fare il bello e il cattivo tempo. Come un’arma. Le comunicazioni di massa ci bombardano giornalmente con così tante informazioni che risulta molto difficile distinguere quelle vere da quelle false. Quindi fate molta attenzione a quello che vi viene raccontato, anche se chi lo racconta si chiama TG5.

Le tecniche descritte sopra di certo non esauriscono l’argomento. Il tema della manipolazione linguistica vanta infiniti riferimenti bibliografici, e questo è dovuto al fatto che la mente umana è molto prevedibile e chi conosce a fondo le giuste tecniche può imporci la sua volontà e farci fare qualsiasi cosa.

“Se riuscite a parlare in modo brillante di un problema, si può creare la consolante conclusione di averlo sotto controllo.”

Stanley Kubrick

Che noia!

Il tempo! La quarta dimensione. A differenza delle altre 3, il tempo non possiamo controllarlo. Lui scorre, inesorabile. Scandito dalle lancette dell’orologio o dagli eventi della vita. Ed è dispettoso! Perché decide lui la velocità con cui scorrere, o meglio, la nostra percezione della sua velocità! È ingiusto, perché quando stai bene, lui si trasforma in una Ferrari, quando stai male sembra una lumaca! Eppure la scienza ci dice che il tempo scorre con una velocità standard per tutti noi, anzi di più, per tutto l’universo che ci circonda! E allora perché ne percepiamo differenti velocità a seconda dello stato d’animo? È una cosa che non riesco a spiegarmi!
Alcuni pensano che il valore delle cose è direttamente proporzionale alla difficoltà di ottenerle. Cioè, se un mio desidero, un risultato, una notizia, un successo arriva dopo un’attesa sofferente, faticosa, dura, avrà un valore alto e il mio stato d’animo sarà alle stelle. Se, al contrario, ottengo subito e facilmente quello che voglio non mi godo il risultato! Sembra un paradosso: per godere devo prima soffrire! In realtà è proprio così! Le persone non si rendono conto del valore delle cose che hanno (non solo delle cose materiali) fino a che non le perdono! Un uomo che ha dovuto lasciare la propria casa e i propri cari per andare a lavorare lontano, apprezza molto di più il calore familiare, della propria casa, del luogo di origine, rispetto ad un altro che è sempre stato lì. Anzi, quest’ultimo sembra contrariato quando la famiglia si riunisce per le feste! È un luogo comune? O è veramente così? In tutti i casi c’è di mezzo lui, il tempo! Più una cosa ti manca, più è lungo il tempo che passi lontano dai tuoi desideri, e più i tuoi desideri sono…. desiderati! E nell’attesa di realizzarli lui, il tempo, sembra non scorrere mai! In questo periodo mi capita di essere in attesa di una notizia che mi cambierà la vita in meglio. Questa tremenda attesa ha reso apatica e noiosa la vita che ho condotto fin’ora, e che sto ancora conducendo! E i giorni sembrano non passare mai! Questo accade perché so che una notizia bellissima arriverà, e finché non arriva c’è sempre quel 2 percento di dubbio che non arrivi mai. È un pó come essere incinta! Tutti ti dicono “goditi questi mesi perché poi non dormirai più”! 🤣 🤣 🤣 Mi viene da ridere perché non è così! Quei 9 mesi sembrano non passare mai!
Allora mi viene da pensare 🤔 sarà meglio ricevere sorprese? Vivere giorno per giorno come se non ci fosse un domani? Non ho una risposta. So solo che non credo alle sorprese. Credo invece che ogni cosa che ci accade sia il risultato del percorso di vita che abbiamo scelto.

Tengo Famiglia!

Siamo un popolo di individualisti! Ognuno pensa per sé! E questa mentalità è ormai ben radicata nella nostra società, persino negli ambienti che per definizione dovrebbero occuparsi del benessere degli altri, e cioè negli ambienti della politica. Se anche i nostri politici, nell’amministrare la cosa pubblica (che per definizione è di tutti), pensano a riempirsi le tasche, come può un privato cittadino pensare al bene della comunità?

Perché devo pagare le tasse se poi non ottengo servizi? Questo è il pensiero generalizzato della nostra società. Come posso fare per ottenere questo o quell’altro bonus anche se non ne ho il diritto? altro pensiero generalizzato. Un tempo eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori, oggi siamo un popolo di ladri, evasori e furbetti del quartiere. Ognuno pensa al modo migliore per intascare quanti più soldi e benefici possibile a discapito del prossimo. Senza pensare che il prossimo sono i nostri figli; le generazioni future si troveranno a dover gestire una società depredata, spolpata fino all’osso dall’avarizia e dall’individualismo dei loro padri e dei loro nonni. La smania di intascare sempre di più genera perfino dei morti quando si tocca l’argomento manutenzione dei ponti o delle funivie, per dirne qualcuna!

Oggi ognuno di noi vede sé stesso come indipendente, non facente parte di una comunità e mantiene relazioni interpersonali solo laddove questi comportino dei vantaggi economici o di altro tipo. Sicuro di sé, determinato ad ottenere sempre di più l’individuo mette al primo posto i propri interessi anteponendoli a quelli della società in cui vive. In altre parole, mors tua vita mea!

In una società di questo tipo veniamo educati sin da piccoli a perseguire i nostri obiettivi ed interessi personali a discapito degli altri in modo da essere autosufficienti già a 18 anni per distaccarsi così dal carico della famiglia di origine. I conflitti anche all’interno della famiglia sono considerati normali, se le rispettive pretese vanno contro gli interessi del singolo.

Diversi studi hanno dimostrato che in generale gli adulti tendono a diventare maggiormente collettivisti con l’età, che i ricchi sono più individualisti dei poveri, e che le donne tendono ad essere più collettiviste degli uomini. Chi è abituato a lavorare in team è più collettivista di chi è abituato a lavorare da solo. L’ apertura internazionale, i viaggi e i soggiorni all’estero, espongono le persone a diverse culture rafforzando il loro individualismo.

Nelle società  di stampo collettivista le tendenze al conflitto sono scoraggiate. I bambini vengono educati a conformarsi e ad identificarsi con il gruppo di appartenenza, e da adulti hanno forti relazioni di interdipendenza con i membri delle loro famiglie o dei loro gruppi. I collettivisti non sono competitivi tra membri di uno stesso gruppo o comunità, mentre lo sono con i membri di altri gruppi o comunità . Così gli individualisti sono competitivi nell’ambito delle relazioni d’affari e di lavoro, mentre non lo sono con i membri delle loro rispettive famiglie. 

Secondo wikipedia, Collettivismo è un termine per indicare una visione di tipo morale, politica o sociale che enfatizza l’interdipendenza di ogni essere umano all’interno di un gruppo collettivo e la priorità delle finalità di gruppo sulle finalità individuali. I collettivisti si focalizzano sui concetti di comunità e società.

Certo non è semplice essere collettivisti, perché questo comporta innanzitutto l’esistenza di una solida base di fiducia tra gli individui di una stessa comunità. Mi fido dei politici, quindi pago le tasse perché sono certo che le mie tasse serviranno ad avere servizi migliori. Sembra utopia!

Immagina però come sarebbe bello vivere in una società collettivista, in cui la ricchezza viene redistribuita tra le persone a patto però che ogni componente della comunità si comporti onestamente e si dia da fare per ripagare la società di cui fa parte con denaro o servizi utili. In una comunità di questo tipo i disonesti e i truffatori avrebbero vita difficile perché la pena sarebbe certa ed esemplare; i ricchi e i poveri ci sarebbero ancora, certo, ma la “forchetta” sarebbe un pò più chiusa, cioè i ricchi rimarrebbero tali con la sola differenza che non avrebbero quei soldi in più che non sanno più dove mettere, e i poveri sarebbero meno poveri; il ceto medio sarebbe molto più ampio con un tenore di vita dignitoso; i lavoratori avrebbero uno stipendio adeguato al costo della vita, perché gli imprenditori, da collettivisti, si preoccupano che i loro dipendenti possano pagare le tasse e vivere felici, rendendo di più al lavoro. Pagando le tasse tutti quanti non ci sarebbe quel buco di non so quanti miliardi di euro dovuto all’evasione nelle entrate dello Stato, che a sua volta, essendo amministrato da collettivisti, si preoccuperebbe di rendere servizi al cittadino sempre migliori e sempre più snelli ed efficienti!

In una società collettivista io penso al tuo bene offrendo i miei servigi, perché sono sicuro che tu penserai al mio bene con la tua expertise!

Utopia? No. Semplicemente DEMOCRAZIA. Ma quella vera, non quella spacciata per tale. Non la facciata dietro cui si nascondono i “furbetti del quartiere”, i politici corrotti, i truffatori e i delinquenti, che poi, altro non è che la società in cui viviamo, che ufficialmente si chiama democrazia, ma che in realtà è una forma di anarchia del Far west in cui vince il più furbo!

L’ultima conversazione tra Mr Brain (la ragione) e Mr Soul (l’anima)

astratto

“Non piangere per chi non merita il tuo sorriso.”

Jim Morrison

Mr Brain (B): hey Soul, non ti vedo molto bene! Che succede?

Mr Soul(S) : ciao Brain, hai ragione😪 non me la sto passando molto bene in questo periodo! Veramente è un bel po’ che sono dolorante..

B: hey, lo sai che io sento il tuo dolore! È assordante! Non riesci a soffrire in silenzio e io non riesco a programmare la mia giornata e ad essere efficace e preciso come prima!

S: lo so B, tu hai ragione (come potrebbe essere diversamente) ma cosa ci posso fare? Sai, io vorrei tanto non sentire dolore! Ma penso di avere delle ferite sparse dappertutto, mi fanno male, urlano, vorrebbero lei…

B: lei chi? Lei lei? Lascia stare, S! Lei non fa per te, lei non può essere solo tua! Lei è di tutti! Non puoi farci nulla. Se dovesse tornare sai cosa succederebbe, no?

S: sì, lo so. Ma io sto morendo! E tu B, non puoi pensare solo a te stesso! Sei un egoista! È possibile che io debba sempre essere sottomesso alla tua volontà?

B: certo che si! Tu non sei in grado di fare le cose in maniera efficace ed efficiente. Se dovessi dare retta a te, questa casa sarebbe un disastro. Per fortuna ci sono io a mettere un po’ di ordine…

S: senti B, lo sai che non mi importa niente dell’ordine, dell’efficienza, ecc ecc. Io mi preoccupo di portare felicità e serenità in questa casa. Curo i fiori, apro le finestre per fare entrare un raggio di Sole che ci scaldi. Di questo io ho bisogno! Non mi interessa essere efficiente..

B: S, posso capirti, io capisco tutto, ma qui comando io non tu.. E le ferite passeranno. Io ce la sto mettendo tutta per aiutarti!

S: ah si? E cosa fai per aiutarmi? No, perché io ancora, non solo non sono guarito, ma non sono nemmeno migliorato. Nemmeno un pochino. Fammi sentire, cosa stai facendo per farmi passare questo maledetto dolore!

B: come puoi non apprezzare quello che faccio per te! Ti faccio ascoltare la musica, ti porto in giro a vedere musei, panorami mozzafiato, invito altri chirurghi in casa nostra per farti ricucire le ferite, compro libri che attraverso me arrivano a te, li leggo ad alta voce per fare in modo che tu ascolti e che impari a curarti da solo. Ma tutto questo non ti basta, S? E che cazzo! Io posso continuare così finché non guarisci, perché lo sai che penso solo a te, ma se tutto quello che faccio per te è inefficace, mi dici cosa posso fare? Mi devo arrendere? Devo chiedere aiuto a un professionista?

S: B. La musica tu dici! Ogni canzone che mi fai ascoltare mi riporta a lei, è straziante, le mie ferite anziché chiudersi si schiudono.. L’arte? LEI è arte! Tutto il resto è insignificante! I panorami mozzafiato? Quando li vedo, bellissimi, senza dubbio, io penso a quanto sarebbe bello goderseli insieme a lei. Inviti altri chirurghi, dici! Beh B, finora tutti quelli che hai invitato in casa non sono nemmeno arrivati a vedermi, figurati se riescono a ricucire le mie ferite.. I libri poi! Quelli possono far ragionare te, che sei abituato a farlo. Io non faccio altro che continuare a pensare a lei, ogni cosa tu mi leggi per me è un ricordo di lei… B, ma lo capisci che tutto quello che fai per me mi fa solo avere più bisogno di lei? Io non la dimenticherò mai, ecco! Scordatelo! E se lei non tornerà più da me, beh allora sono pronto a tenermi le mie ferite aperte così come sono adesso… Mi dispiace B, ma dovrai fare a meno di me, perché io sto morendo, senza lei io muoio. Questa non è un’opinione. Questo è un fatto.

B: S, questo è un dilemma bello e buono. Perché se lei torna io vado in tilt! Se lei non torna tu muori! Nemmeno io, che so far di conto, riesco a risolvere questa equazione! Riesco solo a prevedere una cosa S. Io ti voglio bene, tu lo sai, ma devi rassegnarti, dobbiamo rassegnarci, perché lei non tornerà più. L’ultima volta che lei era qui io ti ho messo il bavaglio e ti ho legato per non farti parlare, per non farti sentire da lei, anche se, birichino, ti sentivo urlare da sotto lo straccio che ti avevo infilato in bocca! Avevo deciso che lei non andava bene per me, perché mi faceva soffrire e lo avevo deciso senza il tuo parere. Lo so S, ho fatto una porcata, me ne dispiace, ho pensato solo alla mia sopravvivenza e non al fatto che avrei provocato la tua morte. Quello che ho fatto però ha fatto scappare via lei per sempre. Tu questo lo devi capire, te lo devi mettere in testa, devi rassegnarti! Ormai è tardi per dare tutta la colpa a me! È andata così S! Io ti perderò, lo so e sarò arido senza te. Sarò a metà. Ma a questo punto l’unica soluzione è che tu muoia per non soffrire più. Ragionandoci sopra, è meglio essere a metà, ma almeno non sentirò più il tuo dolore assordante!

S: e così mi hai condannato a morte B! Non mi resta allora che salutarti e augurarti tanta salute, non felicità perché quella, senza me non la troverai più… io morirò in questa casa e andrò a vivere in un’altra casa. Una casa dove sarò curato e coccolato… Addio B. Addio per sempre..

B: 😭😭😭😭😭😭

A Mariacristina

collage io e Cri

Sei arrivata!
La vita è un puzzle di momenti diversi! Il bordo tra un momento e l’altro segna un cambiamento. A volte radicale, assume forme acuminate, spigolose, altre volte dolce, con forme arrotondate.
Quel pezzo di puzzle era spigoloso assai. Gli eventi della vita mi avevano portato dalla completa dedizione verso l’amore alla più totale disillusione, alla convinzione che l’amore e la dedizione sono inutili e sprecati! Che non esistono forme di vita umana meritevoli della mia capacità di amare.
Proprio in quel momento, inaspettatamente e improvvisamente… Tu, amore mio, sei arrivata! 💕 Hai segnato il bordo opposto del pezzo di puzzle e hai fatto posto al successivo. Ancora una volta un cambiamento radicale!
È stato come un segno, una voce di qualcuno che, consapevole dell’annerimento della mia anima, mi diceva no! Stai sbagliando! L’amore esiste e assume le forme di una persona meravigliosa 😍.
E tu amore mio… Sei arrivata! 💕
Quella voce, di chiunque essa sia, aveva ragione!
La tua anima ha pervaso e abbracciato la mia. L’ha presa per mano, l’ha curata e da nera l’ha colorata di giallo e azzurro e l’ha riportata a sorridere con quella faccina disegnata che ti piace così tanto 🙂.
Tu, amore mio, hai fatto rinascere la mia anima, l’hai riportata in vita e hai riportato in me la speranza e la fiducia nell’essere umano.
Tu, amore mio, hai fatto rinascere me, con i momenti di gioia, di amore, di risate con le lacrime, di complicità, di confronto sincero e leale.
Sei la mia vita amore mio! Sei il mio tutto!
Ti amo….. Cri

Riflessioni

vuoto anima

L’amore tra un uomo e una donna può finire. È umano. Come è umano (un po’ meno comprensibile) perdere la testa per qualcun altro.
Il tradimento è deplorevole, ma purtroppo esiste e bisogna farsene una ragione, anche dopo un’atroce sofferenza. L’animo umano, in questo caso, interiorizza, elabora la perdita e dopo qualche tempo se ne fa una ragione e va avanti. Magari ti cambia dentro, ti indurisce, ti rende più scettico, non ti fidi più di nessuno, ma comunque ti rialzi e cerchi di riprenderti la vita.
Ma negare, in aggiunta a tutto questo, la possibilità ad un genitore di veder crescere i propri figli per i quali morirebbe, è una cattiveria degna di Jack lo squartatore (Anzi no, scusate. Jack lo squartatore era malato…). Farlo poi con una freddezza e una noncuranza del tutto naturali, come quando, di notte, spiaccichi una zanzara sul muro, la guardi un po’ schifato e poi, soddisfatto, torni beatamente a dormire, aggiunge alla cattiveria un pizzico di… Diavoleria.
Allo stesso modo, negare a un bambino la possibilità di passare il suo tempo con il suo genitore, che adora e per la cui lontananza soffre in silenzio, aggiunge alla cattiveria di cui sopra un pizzico di… Terrorismo? Nazismo? Decidete voi.
Un adulto ingoia il rospo e, seppur con tanta sofferenza, rabbia e con la morte nel cuore, tira avanti. Anche una bella  giornata di sole a passeggio sul lungomare per lui non ha più nessun senso….ma comunque tira avanti.
Ma un bambino! Ad un bambino questo non si fa! È una cosa che lo segnerà per tutta la vita! Non puoi credere di sostituire un genitore ad un figlio. Non funziona così!
Il tutto poi condito sempre dalla freddezza e noncuranza di cui sopra nonché da una completa mancanza di rimorso. Ora io mi chiedo, come può un essere umano avere tali comportamenti? Come si fa ad arrivare a tanto? Credo che la risposta sia: basta avere un ego smisurato!! Basta essere egocentrici, pensare che tutto ruota attorno a se, e che non importa se devo calpestare chi mi circonda per raggiungere i miei obiettivi!
In ogni caso, non so se converrete con me, ma io penso che tutto si può perdonare. Questo no! Una cosa del genere non è perdonabile!
Cosa resta da fare? Aspettare.. D’altronde, com’è che si dice? Ah sì… Il tempo è galantuomo….