L’invito.

Il detto “mi inviti a nozze” non ha più lo stesso significato di quando é stato coniato! Avete presente? Si, dai, quando qualcuno vi chiedeva se una proposta vi piaceva e voi rispondevate: “hey! mi inviti a nozze!” A significare che la proposta non solo vi piace, la considerate un dono, un regalo, una cosa molto gradita!

Beh! Possiamo tranquillamente affermare che questo detto non funziona più!

Anzi! Il significato odierno di “mi inviti a nozze” puó essere scelto tra i seguenti:

  1. Cazzo, pensavo di esserti amico e invece….
  2. Questo é un colpo basso!
  3. Ma che cazzo mi combini!
  4. Dio, che sfrantumata di palle!

Eh sí, perché la malefica busta arriva a casa del malcapitato completamente inattesa. Tu stai conducendo la tua vita in tutta tranquillità, magari hai in mente una lista di incombenze economiche da risolvere e hai fatto un pó di economia mettendo da parte qualcosina per risolverle, e sei abbastanza sereno e fiero di te perché con sacrifici hai messo da parte la somma giusta per toglierti dai guai con l’Agenzia delle Entrate.

O magari sei riuscito a risparmiare un gruzzoletto perchè: “cazzo! non voglio sapere nulla! appena finisce la pandemia io devo andare in vacanza! Costi quel che costi!” E con questo progetto in testa vai avanti, giorno per giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, e sei contento perché vedi il tuo fondo vacanza crescere sempre di piú, anche se per risparmiare, eviti gli sprechi mettendo la bottiglia del bagnoschiuma sottosopra dopo averla usata per farla durare di più!

O, ancora, sei nel bel mezzo del periodo di pagamento dell’assicurazione della macchina, o del bollo, o dell’IMU della casa, ma non ci pensavi piú e non ti eri preparato!

Ecco. La malefica busta sceglie queste concomitanze per bussare alla tua porta. Non per nulla è malefica, conosce la tua situazione, e aspetta il momento giusto per presentarsi, tirata a lucido, patinata con lettere dorate stampate, alla tua magione! Lettere dorate, sì, come a ricordarti che devi mettere mano al portafoglio!

Quando arriva il primo pensiero è: “noooo, (definizione nr 4 di cui sopra)!”. Il secondo pensiero è: ” come faccio a non accettare senza offendere gli sposi?”. Poi, constatata l’impossibilità di declinare, perché ogni motivazione sarebbe una evidente scusa, si comincia a pensare a cosa mettersi e al regalo, e immediatamente dopo compaiono davanti agli occhi, proiettati dalla mente in formato ologramma, i fogli di 100 e 200 € che volano via…!

Ma poi, come ogni volta che siamo guidati dallo spirito di sopravvivenza, digeriamo l’arrivo della malefica e riprogrammiamo le nostre finanze in modo da tener conto anche di questa spesa.

la malefica può essere di diversi tipi:

  • La sfacciata. All’interno di questa troverete l’invito e annesso un fantastico bigliettino, creato con una grafica meravigliosa, riportante il codice IBAN del conto corrente degli sposi. Il messaggio ufficiale è: “per tua comodità. Così puoi fare il bonifico comodamente da casa e mettere l’importo che vuoi”. Il messaggio nascosto è:”se vuoi venire devi pagare, e devi venire altrimenti non ti parlo più. E stai attento a quanto metti nel bonifico perché io poi lo vedo, e sotto una certa soglia ti considererò un pezzente a vita”.
  • La sfacciata dichiarata. Come quella sopra, ma in questo caso l’obiettivo del crowdfunding è dichiarato: parteciperai a racimolare quanto necessario per il viaggio di nozze. Il messaggio ufficiale è uguale a quello di sopra. Quello nascosto è: “paga. Così dopo la cerimonia noi ce ne andiamo a rinfrescarci le chiappe alle Maldive o alle Fiji, mentre tu continui a schiumare al lavoro, in Città”.
  • La sfacciata con lista. Uguale a quelle di cui sopra, ma qui è allegato un bellissimo bigliettino, creato con grafica meravigliosa, che, per tua comodità, ti fornisce i contatti del negozio in cui gli sposi hanno fatto la lista di nozze. Così non rischi di fare un regalo sgradito! Lo facciamo per te!

Si, ma la definizione nr 4 di cui sopra non finisce qui! Perché l’invito a nozze non rompe le palle solo dal punto di vista economico. Sarebbe troppo poco! Invece il livello di frantumazione dei gioielli di famiglia, in una scala da 0 a 10, raggiunge dai 200 ai 300 a seconda del grado di parentela degli sposi e del mese scelto per le nozze.

Quest’ultimo, infimo e malefico anch’esso come la busta, viene scelto di solito in modo che all’interno del vestito di 120€ che hai appositamente acquistato, si crei un microclima paragonabile a quello del Sole durante una tempesta magnetica. Il malefico si chiama Luglio o Agosto! Ma perché cazzo non vi sposate a ottobre o novembre!!!!? In questo le invitate donne sono più fortunate degli invitati uomini. Si perché gli uomini non hanno scelta! Non esiste ancora in commercio un vestito giacca e cravatta a maniche corte!!!!! Inventatelo, cazzo! Subito!

Ed ecco che ti ritrovi alle 1100 del 12 Agosto dentro la chiesa, che in quel periodo ha i condizionatori in avaria, in attesa dello sposo, che arriva solitamente prima, e che non se lo incula nessuno, e poi della sposa, che di solito aspetta che gli invitati producano un pò di schiuma a causa del calore. E quando arriva la sposa, nella felicità di tutti (dovuta non al matrimonio in se stesso, ma al fatto che finalmente qualcosa si muove) la cerimonia inizia. Dopo un’ora circa di attesa e 7 litri di sudore, la cerimonia inizia. Un’altra ora di schiuma! Tanto il prete sotto la tunica è nudo! lui non ha caldo! che gliene frega!

Finita la cerimonia, gli invitati si scapicollano in massa fuori dal forno-chiesa e, ancora una volta, attendono. Attendono l’uscita degli sposi che devono fare le foto! Tanto il fotografo è in pantaloncini e maglietta. Che gliene frega!

Nel frattempo gli invitati, fuori dalla chiesa, si armano con tonnellate di riso, guidati nelle loro azioni da un irrefrenabile e incontrollabile desiderio di vendetta che verrà sfogato con il lancio atomico del suddetto riso in faccia agli sposi. Alcuni prendono la mira per provocare almeno un occhio nero!

Usciti gli sposi, un pò ammaccati dal lancio del riso, finalmente si va in macchina e ci si dirige verso il ristorante scelto per il pranzo…che solitamente richiede circa tre ore di macchina. Ma si va col sorriso sulla bocca perché almeno in macchina ti puoi togliere lo scafandro-giacca e puoi accendere il climatizzatore. Quello è il momento in cui l’inventore del condizionatore riceve più adorazioni dei santi in paradiso!

Verso le 1600 dello stesso giorno si arriva finalmente al ristorante! La fame che ti attanaglia ti ricorda che devi assolutamente fare un versamento per i bambini del terzo mondo, perché in quel momento ti senti molto vicino a loro! Vai subito alla ricerca del tuo tavolo e ti rendi conto solo dopo che ti hanno messo insieme a perfetti sconosciuti, ma te ne freghi, basta che si mangiiii!!!! Ma no! Devi aspettare ancora! E certo, non puoi mica iniziare a mangiare prima che arrivino gli sposi! E gli sposi non sono ancora arrivati! Perché devono fare il servizio fotografico! Tanto il fotografo si è ingollato un paio di panini con la mortadella. Che gliene frega! Nell’attesa gli invitati si guardano e si salutano con l’acquolina, immaginando l’altro, a causa della fame, con una mela in bocca e le patate arrosto intorno. Il tutto servito su una pirofila di due metri per tre!

Verso le 1800 dello stesso giorno, ecco l’arrivo degli sposi. Si mangia. Finalmente il pranzo inizia. Alle 1800! Gli invitati, distrutti, smettono di parlare e si buttano verso il buffet degli antipasti assumendo le fattezze e i movimenti di una massa di zombie. A quel punto anche lo sfoggio dei vestiti nuovi delle modelle improvvisate passa in secondo piano, e la dolcezza e armonia dei movimenti di cotali modelle lasciano lo spazio ai coltelli tra i denti per arrivare al tavolo del buffet!

A tarda notte, la panza piena e l’alcool a fiumi ha fatto dimenticare ogni malessere della giornata e finalmente, con un livello di stanchezza che rasenta quello di un principiante che è riuscito a fare la maratona di 42 km, un livello di ubriachezza che non ti ricordi più nemmeno come ti chiami, una panza piena che ti senti il rinoceronte che si sciacqua nelle tue budella, puoi andare a dormire…..

Hey, un momento! Per andare a dormire devo farmi tre ore di macchina!!!!!!!

Fatemi un favore. Io vi giuro. Vi voglio bene amici e parenti che intendete sposarvi! Un bene dell’anima! Fatemi un grosso favore! A meno che non vogliate scegliermi come testimone (in quel caso non ho scampo), NON INVITATEMI!!!!!!

Tengo Famiglia!

Siamo un popolo di individualisti! Ognuno pensa per sé! E questa mentalità è ormai ben radicata nella nostra società, persino negli ambienti che per definizione dovrebbero occuparsi del benessere degli altri, e cioè negli ambienti della politica. Se anche i nostri politici, nell’amministrare la cosa pubblica (che per definizione è di tutti), pensano a riempirsi le tasche, come può un privato cittadino pensare al bene della comunità?

Perché devo pagare le tasse se poi non ottengo servizi? Questo è il pensiero generalizzato della nostra società. Come posso fare per ottenere questo o quell’altro bonus anche se non ne ho il diritto? altro pensiero generalizzato. Un tempo eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori, oggi siamo un popolo di ladri, evasori e furbetti del quartiere. Ognuno pensa al modo migliore per intascare quanti più soldi e benefici possibile a discapito del prossimo. Senza pensare che il prossimo sono i nostri figli; le generazioni future si troveranno a dover gestire una società depredata, spolpata fino all’osso dall’avarizia e dall’individualismo dei loro padri e dei loro nonni. La smania di intascare sempre di più genera perfino dei morti quando si tocca l’argomento manutenzione dei ponti o delle funivie, per dirne qualcuna!

Oggi ognuno di noi vede sé stesso come indipendente, non facente parte di una comunità e mantiene relazioni interpersonali solo laddove questi comportino dei vantaggi economici o di altro tipo. Sicuro di sé, determinato ad ottenere sempre di più l’individuo mette al primo posto i propri interessi anteponendoli a quelli della società in cui vive. In altre parole, mors tua vita mea!

In una società di questo tipo veniamo educati sin da piccoli a perseguire i nostri obiettivi ed interessi personali a discapito degli altri in modo da essere autosufficienti già a 18 anni per distaccarsi così dal carico della famiglia di origine. I conflitti anche all’interno della famiglia sono considerati normali, se le rispettive pretese vanno contro gli interessi del singolo.

Diversi studi hanno dimostrato che in generale gli adulti tendono a diventare maggiormente collettivisti con l’età, che i ricchi sono più individualisti dei poveri, e che le donne tendono ad essere più collettiviste degli uomini. Chi è abituato a lavorare in team è più collettivista di chi è abituato a lavorare da solo. L’ apertura internazionale, i viaggi e i soggiorni all’estero, espongono le persone a diverse culture rafforzando il loro individualismo.

Nelle società  di stampo collettivista le tendenze al conflitto sono scoraggiate. I bambini vengono educati a conformarsi e ad identificarsi con il gruppo di appartenenza, e da adulti hanno forti relazioni di interdipendenza con i membri delle loro famiglie o dei loro gruppi. I collettivisti non sono competitivi tra membri di uno stesso gruppo o comunità, mentre lo sono con i membri di altri gruppi o comunità . Così gli individualisti sono competitivi nell’ambito delle relazioni d’affari e di lavoro, mentre non lo sono con i membri delle loro rispettive famiglie. 

Secondo wikipedia, Collettivismo è un termine per indicare una visione di tipo morale, politica o sociale che enfatizza l’interdipendenza di ogni essere umano all’interno di un gruppo collettivo e la priorità delle finalità di gruppo sulle finalità individuali. I collettivisti si focalizzano sui concetti di comunità e società.

Certo non è semplice essere collettivisti, perché questo comporta innanzitutto l’esistenza di una solida base di fiducia tra gli individui di una stessa comunità. Mi fido dei politici, quindi pago le tasse perché sono certo che le mie tasse serviranno ad avere servizi migliori. Sembra utopia!

Immagina però come sarebbe bello vivere in una società collettivista, in cui la ricchezza viene redistribuita tra le persone a patto però che ogni componente della comunità si comporti onestamente e si dia da fare per ripagare la società di cui fa parte con denaro o servizi utili. In una comunità di questo tipo i disonesti e i truffatori avrebbero vita difficile perché la pena sarebbe certa ed esemplare; i ricchi e i poveri ci sarebbero ancora, certo, ma la “forchetta” sarebbe un pò più chiusa, cioè i ricchi rimarrebbero tali con la sola differenza che non avrebbero quei soldi in più che non sanno più dove mettere, e i poveri sarebbero meno poveri; il ceto medio sarebbe molto più ampio con un tenore di vita dignitoso; i lavoratori avrebbero uno stipendio adeguato al costo della vita, perché gli imprenditori, da collettivisti, si preoccupano che i loro dipendenti possano pagare le tasse e vivere felici, rendendo di più al lavoro. Pagando le tasse tutti quanti non ci sarebbe quel buco di non so quanti miliardi di euro dovuto all’evasione nelle entrate dello Stato, che a sua volta, essendo amministrato da collettivisti, si preoccuperebbe di rendere servizi al cittadino sempre migliori e sempre più snelli ed efficienti!

In una società collettivista io penso al tuo bene offrendo i miei servigi, perché sono sicuro che tu penserai al mio bene con la tua expertise!

Utopia? No. Semplicemente DEMOCRAZIA. Ma quella vera, non quella spacciata per tale. Non la facciata dietro cui si nascondono i “furbetti del quartiere”, i politici corrotti, i truffatori e i delinquenti, che poi, altro non è che la società in cui viviamo, che ufficialmente si chiama democrazia, ma che in realtà è una forma di anarchia del Far west in cui vince il più furbo!