Che noia!

Il tempo! La quarta dimensione. A differenza delle altre 3, il tempo non possiamo controllarlo. Lui scorre, inesorabile. Scandito dalle lancette dell’orologio o dagli eventi della vita. Ed è dispettoso! Perché decide lui la velocità con cui scorrere, o meglio, la nostra percezione della sua velocità! È ingiusto, perché quando stai bene, lui si trasforma in una Ferrari, quando stai male sembra una lumaca! Eppure la scienza ci dice che il tempo scorre con una velocità standard per tutti noi, anzi di più, per tutto l’universo che ci circonda! E allora perché ne percepiamo differenti velocità a seconda dello stato d’animo? È una cosa che non riesco a spiegarmi!
Alcuni pensano che il valore delle cose è direttamente proporzionale alla difficoltà di ottenerle. Cioè, se un mio desidero, un risultato, una notizia, un successo arriva dopo un’attesa sofferente, faticosa, dura, avrà un valore alto e il mio stato d’animo sarà alle stelle. Se, al contrario, ottengo subito e facilmente quello che voglio non mi godo il risultato! Sembra un paradosso: per godere devo prima soffrire! In realtà è proprio così! Le persone non si rendono conto del valore delle cose che hanno (non solo delle cose materiali) fino a che non le perdono! Un uomo che ha dovuto lasciare la propria casa e i propri cari per andare a lavorare lontano, apprezza molto di più il calore familiare, della propria casa, del luogo di origine, rispetto ad un altro che è sempre stato lì. Anzi, quest’ultimo sembra contrariato quando la famiglia si riunisce per le feste! È un luogo comune? O è veramente così? In tutti i casi c’è di mezzo lui, il tempo! Più una cosa ti manca, più è lungo il tempo che passi lontano dai tuoi desideri, e più i tuoi desideri sono…. desiderati! E nell’attesa di realizzarli lui, il tempo, sembra non scorrere mai! In questo periodo mi capita di essere in attesa di una notizia che mi cambierà la vita in meglio. Questa tremenda attesa ha reso apatica e noiosa la vita che ho condotto fin’ora, e che sto ancora conducendo! E i giorni sembrano non passare mai! Questo accade perché so che una notizia bellissima arriverà, e finché non arriva c’è sempre quel 2 percento di dubbio che non arrivi mai. È un pó come essere incinta! Tutti ti dicono “goditi questi mesi perché poi non dormirai più”! 🤣 🤣 🤣 Mi viene da ridere perché non è così! Quei 9 mesi sembrano non passare mai!
Allora mi viene da pensare 🤔 sarà meglio ricevere sorprese? Vivere giorno per giorno come se non ci fosse un domani? Non ho una risposta. So solo che non credo alle sorprese. Credo invece che ogni cosa che ci accade sia il risultato del percorso di vita che abbiamo scelto.

Tengo Famiglia!

Siamo un popolo di individualisti! Ognuno pensa per sé! E questa mentalità è ormai ben radicata nella nostra società, persino negli ambienti che per definizione dovrebbero occuparsi del benessere degli altri, e cioè negli ambienti della politica. Se anche i nostri politici, nell’amministrare la cosa pubblica (che per definizione è di tutti), pensano a riempirsi le tasche, come può un privato cittadino pensare al bene della comunità?

Perché devo pagare le tasse se poi non ottengo servizi? Questo è il pensiero generalizzato della nostra società. Come posso fare per ottenere questo o quell’altro bonus anche se non ne ho il diritto? altro pensiero generalizzato. Un tempo eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori, oggi siamo un popolo di ladri, evasori e furbetti del quartiere. Ognuno pensa al modo migliore per intascare quanti più soldi e benefici possibile a discapito del prossimo. Senza pensare che il prossimo sono i nostri figli; le generazioni future si troveranno a dover gestire una società depredata, spolpata fino all’osso dall’avarizia e dall’individualismo dei loro padri e dei loro nonni. La smania di intascare sempre di più genera perfino dei morti quando si tocca l’argomento manutenzione dei ponti o delle funivie, per dirne qualcuna!

Oggi ognuno di noi vede sé stesso come indipendente, non facente parte di una comunità e mantiene relazioni interpersonali solo laddove questi comportino dei vantaggi economici o di altro tipo. Sicuro di sé, determinato ad ottenere sempre di più l’individuo mette al primo posto i propri interessi anteponendoli a quelli della società in cui vive. In altre parole, mors tua vita mea!

In una società di questo tipo veniamo educati sin da piccoli a perseguire i nostri obiettivi ed interessi personali a discapito degli altri in modo da essere autosufficienti già a 18 anni per distaccarsi così dal carico della famiglia di origine. I conflitti anche all’interno della famiglia sono considerati normali, se le rispettive pretese vanno contro gli interessi del singolo.

Diversi studi hanno dimostrato che in generale gli adulti tendono a diventare maggiormente collettivisti con l’età, che i ricchi sono più individualisti dei poveri, e che le donne tendono ad essere più collettiviste degli uomini. Chi è abituato a lavorare in team è più collettivista di chi è abituato a lavorare da solo. L’ apertura internazionale, i viaggi e i soggiorni all’estero, espongono le persone a diverse culture rafforzando il loro individualismo.

Nelle società  di stampo collettivista le tendenze al conflitto sono scoraggiate. I bambini vengono educati a conformarsi e ad identificarsi con il gruppo di appartenenza, e da adulti hanno forti relazioni di interdipendenza con i membri delle loro famiglie o dei loro gruppi. I collettivisti non sono competitivi tra membri di uno stesso gruppo o comunità, mentre lo sono con i membri di altri gruppi o comunità . Così gli individualisti sono competitivi nell’ambito delle relazioni d’affari e di lavoro, mentre non lo sono con i membri delle loro rispettive famiglie. 

Secondo wikipedia, Collettivismo è un termine per indicare una visione di tipo morale, politica o sociale che enfatizza l’interdipendenza di ogni essere umano all’interno di un gruppo collettivo e la priorità delle finalità di gruppo sulle finalità individuali. I collettivisti si focalizzano sui concetti di comunità e società.

Certo non è semplice essere collettivisti, perché questo comporta innanzitutto l’esistenza di una solida base di fiducia tra gli individui di una stessa comunità. Mi fido dei politici, quindi pago le tasse perché sono certo che le mie tasse serviranno ad avere servizi migliori. Sembra utopia!

Immagina però come sarebbe bello vivere in una società collettivista, in cui la ricchezza viene redistribuita tra le persone a patto però che ogni componente della comunità si comporti onestamente e si dia da fare per ripagare la società di cui fa parte con denaro o servizi utili. In una comunità di questo tipo i disonesti e i truffatori avrebbero vita difficile perché la pena sarebbe certa ed esemplare; i ricchi e i poveri ci sarebbero ancora, certo, ma la “forchetta” sarebbe un pò più chiusa, cioè i ricchi rimarrebbero tali con la sola differenza che non avrebbero quei soldi in più che non sanno più dove mettere, e i poveri sarebbero meno poveri; il ceto medio sarebbe molto più ampio con un tenore di vita dignitoso; i lavoratori avrebbero uno stipendio adeguato al costo della vita, perché gli imprenditori, da collettivisti, si preoccupano che i loro dipendenti possano pagare le tasse e vivere felici, rendendo di più al lavoro. Pagando le tasse tutti quanti non ci sarebbe quel buco di non so quanti miliardi di euro dovuto all’evasione nelle entrate dello Stato, che a sua volta, essendo amministrato da collettivisti, si preoccuperebbe di rendere servizi al cittadino sempre migliori e sempre più snelli ed efficienti!

In una società collettivista io penso al tuo bene offrendo i miei servigi, perché sono sicuro che tu penserai al mio bene con la tua expertise!

Utopia? No. Semplicemente DEMOCRAZIA. Ma quella vera, non quella spacciata per tale. Non la facciata dietro cui si nascondono i “furbetti del quartiere”, i politici corrotti, i truffatori e i delinquenti, che poi, altro non è che la società in cui viviamo, che ufficialmente si chiama democrazia, ma che in realtà è una forma di anarchia del Far west in cui vince il più furbo!